Iraq: centinaia di feriti a Baghdad

Pubblicato il 11 dicembre 2019 alle 9:01 in Iraq Medio Oriente

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Centinaia di manifestanti sono stati feriti, nella sera del 10 dicembre, in una delle piazze del centro della capitale irachena Baghdad, a causa dei gas lacrimogeni e dei proiettili impiegati dalle forze di sicurezze per disperdere la folla.

A riferirlo, testimoni oculari presenti sul luogo, i quali hanno altresì rivelato che le forze dell’ordine hanno tagliato l’elettricità a piazza Wathba e nell’area circostante, anche in questo caso con l’obiettivo di disperdere i manifestanti. Contemporaneamente, numerosi cittadini iracheni si sono radunati in un’altra piazza centrale, piazza Tahrir, continuando a chiedere una risposta concreta alle proprie richieste. Nello specifico, la manifestazione organizzata in tale luogo, promossa dai gruppi di attivisti iracheni, ha visto la partecipazione di cittadini provenienti anche da altre città e governatorati iracheni sia centrali sia meridionali.

Di fronte a tale scenario, le forze di sicurezza sono state costrette a dispiegarsi in tutta la capitale per evitare un’escalation di violenza. Tra le aree fortificate, la Green Zone, sede di ambasciate e edifici governativi. In particolare, sono state erette delle vere e proprie barriere così da impedire ai manifestanti di attraversare il ponte al-Jumhuriya, che conduce verso tale area.

Anche altre province irachene, tra cui Bassora, Najaf e Dhi Qar, continuano ad essere testimoni di una forte ondata di proteste. Nella città di Al Diwaniyah, centinaia di manifestanti hanno chiuso una raffineria di petrolio per protestare contro il mancato rispetto delle loro richieste. Una scena simile ha interessato Bassora, dove i cittadini hanno bloccato la strada che conduce al giacimento petrolifero di Rumaila, che produce 1.5 milioni di barili al giorno.

Il popolo iracheno è sceso in piazza il 1° ottobre scorso per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile.

Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate. Al momento, il popolo iracheno si è detto determinato ad esercitare pressione sul governo affinché trovi un’alternativa al primo ministro, Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre, e affinchè vengano puniti i responsabili delle brutali operazioni di repressione messe in atto durante le proteste di questi mesi.

Di fronte a tale scenario, il 9 dicembre, il presidente iracheno, Barham Salih, ha affermato l’importanza di aderire ai tempi costituzionali per nominare un nuovo primo ministro a capo di un governo provvisorio, sottolineando la necessità di scegliere una figura competente e qualificata. Oltre ad evidenziare il proprio rifiuto verso qualsiasi forma di violenza, il presidente ha poi sottolineato che il prossimo premier dovrà mettere in atto le riforme richieste dalla popolazione, inclusa una nuova legge elettorale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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