Consiglio di Cooperazione del Golfo: un invito all’unità

Pubblicato il 11 dicembre 2019 alle 12:58 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Si è concluso a Riad, il 10 dicembre, la 40esima sessione del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Nella dichiarazione finale è stata evidenziata l’importanza di preservare la coesione e l’unità dell’organismo di fronte alle tensioni e alle minacce regionali.

In particolare, il primo aspetto preso in considerazione è un’integrazione in ambito militare e di sicurezza, volta a salvaguardare la stabilità dell’intera regione del Golfo. Questo comporta stringere alleanze anche con altri Paesi alleati, con il fine ultimo di affrontare quanto mina la sicurezza dell’area. A tal proposito, è stato ribadito che qualsiasi atto di aggressione contro uno Stato membro verrà considerato un’azione rivolta all’intero Consiglio. Pertanto, quest’ultimo dovrà rimanere unito contro qualsiasi ostilità, in primis quella iraniana.

Allo stesso modo, bisognerà garantire la sicurezza di tutti i canali marittimi, fondamentali per la regione, e sufficienti approvvigionamenti di risorse energetiche. Nella dichiarazione finale del vertice sono stati poi toccati alcuni temi di carattere economico. I Paesi si sono detti determinati a raggiungere alti livelli di competitività a livello internazionale, soprattutto nel campo dell’innovazione tecnologica e della scienza. Inoltre, le parti hanno messo in luce l’importanza di garantire risorse sia idriche sia alimentari sicure e sufficienti per l’intera popolazione. La sicurezza alimentare, è stato ribadito, rappresenta uno dei principali obiettivi del GCC.

Il Consiglio ha poi affermato di voler progredire nel cammino volto a raggiungere l’unità anche in campo finanziario e monetario e di voler sviluppare meccanismi di governance finanziaria, che si basino su trasparenza e responsabilità. Entro il 2025, poi, uno degli obiettivi è raggiungere non solo l’unità economica ma anche uno status che consenta di concedere la “cittadinanza del Golfo”.

Altra questione rilevante è stata la cosiddetta crisi del Golfo. Il termine fa riferimento all’embargo diplomatico, economico e logistico, imposto sul Qatar il 5 giugno 2017, con l’accusa di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I paesi fautori del blocco sono Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Da parte sua, Doha ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo.

All’incontro del 10 dicembre, l’emiro qatariota, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, non ha partecipato, ma è stato rappresentato dal primo ministro, Abdullah bin Nasser bin Khalifa Al Thani, altresì ministro dell’Interno. Inizialmente si pensava che la sessione del GCC potesse portare ad una distensione della crisi, con una conseguente risoluzione. Tuttavia, non sono stati registrati progressi significativi verso la fine dei due anni di crisi diplomatica.

In tale quadro, l’emiro del Kuwait, Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, si è detto ottimista circa l’incontro del 10 dicembre, segnalando un’atmosfera positiva e costruttiva. L’emiro ha ribadito il ruolo del suo Paese nel mediare tra il Qatar e gli altri Paesi responsabili del blocco verso una distensione delle relazioni. A detta di Al-Sabah, il dialogo e l’unità continuano ad essere indispensabili per far fronte alle minacce e alle tensioni che coinvolgono la regione.

A margine del vertice, il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha invece dichiarato che la crisi con il Qatar continua ancora e che per risolverla è necessario comprendere e affrontare il problema alla radice. Per il ministro emiratino, inoltre, sono necessarie soluzioni oneste e sostenibili, che rispondano agli interessi della regione.

Un’altra dichiarazione è giunta dal ministro degli Esteri del Bahrein, Khalid bin Ahmed Al Khalifa, il quale ha affermato di aver notato una mancanza di serietà da parte qatariota nell’affrontare e nel voler porre fine alla crisi. Ciò, a detta di al-Khalifa, è risultato evidente dal modo in cui Doha si è posta nel corso della sessione del GCC e dal fatto che l’emiro non si sia presentato di persona all’incontro. Il ministro ha poi sottolineato che il suo Paese continua ad adempiere a tutti gli impegni precedentemente presi, e a mantenere la sua posizione, soprattutto per quanto riguarda la lotta al terrorismo, la stabilità regionale e la non ingerenza negli affari interni di ciascuno Stato.

Il GCC è un’organizzazione internazionale regionale che unisce 6 Paesi del Golfo, quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman. Questa è stata istituita il 25 maggio 1981, e gli scopi prefissati sono di natura politica, economica e sociale. L’organizzazione riveste poi un’importanza fondamentale nel far fronte all’instabilità e ad altre problematiche della regione. Sebbene il vertice del 10 dicembre si sia svolto nella capitale saudita, sono stati gli Emirati Arabi Uniti ad aver detenuto la presidenza della quarantesima sessione, succedendo al Sultanato dell’Oman, che ha assunto la presidenza della trentanovesima sessione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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