Afghanistan: attentato fatale contro una struttura medica

Pubblicato il 11 dicembre 2019 alle 9:03 in Afghanistan USA e Canada

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Un attentato suicida ha colpito una struttura medica in costruzione vicino alla base militare degli Stati Uniti di Bagram, a Nord di Kabul, l’11 dicembre. 

L’esplosione è avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam del distretto di Bagram. Una donna afghana è rimasta uccisa e 62 altri civili sono stati feriti dall’attacco, stando alle stime del quotidiano locale Tolonews. La struttura medica in costruzione è stata gravemente danneggiata, secondo quanto ha riferito in una nota la Resolute Support, la missione guidata dalla NATO in Afghanistan. La base aerea degli Stati Uniti rimane sicura, secondo la dichiarazione. Precedenti rapporti hanno suggerito che un convoglio militare americano avrebbe potuto essere l’obiettivo. Il dottor Sangin, un medico del luogo, ha aggiunto che l’ospedale vicino al perimetro della base era in fiamme e che aveva curato 5 afghani colpiti dall’attacco. Non è stato immediatamente chiaro se ci fossero persone all’interno dell’ospedale. Il generale Mahfooz Walizada, comandante della polizia della provincia settentrionale di Parwan, ha confermato l’assalto ma non ha fornito ulteriori dettagli sulle vittime.

Il rappresentante USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Inoltre, gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza nei negoziati con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi ma le intenzioni di Trump sembrano essere quelle di volerli riportare tutti a casa chiedendo alla polizia e ai soldati afgani di rafforzare il proprio impegno militare e di provvedere da soli alla propria sicurezza.

Il 7 dicembre, sono stati ripresi i primi colloqui ufficiali tra Zalmay Khalilzad e i talebani. I negoziati si svolgono nella capitale del Qatar, Doha. Le rinnovate trattative fanno emergere nuove possibilità di ripristinare il dialogo tra i militanti e il governo di Kabul, nonché di riaprire il discorso su un futuro accordo di pace che metta fine a più di 18 anni di guerra, con il ritiro delle truppe USA. Tutto ciò, a un passo dalle elezioni presidenziali americane previste ad autunno 2020. Già in precedenza, il 28 novembre, il presidente Donald Trump si era recato in Afghanistan per una visita a sorpresa alle truppe statunitensi e, in tale occasione, aveva affermato che “i talebani vogliono fare un accordo”. Qualche giorno prima, il 25 novembre, una serie di colloqui non ufficiali erano ricominciati a Doha tra le due parti.

Anche durante lo stallo, Khalilzad aveva comunque intrapreso vari viaggi diplomatici nei Paesi interessati dalle trattative per la pace, incluso il Pakistan. Di recente, l’inviato statunitense aveva anche favorito la mediazione in uno scambio di ostaggi in cui erano coinvolti i talebani, convincendoli a rilasciare un accademico americano e uno australiano sequestrati e tenuti prigionieri da 3 anni. In cambio, 3 leader del gruppo militante erano stati liberati. Il tutto ha avuto luogo il 19 novembre. Nonostante questi possano essere considerati passi positivi, i colloqui sono ancora ad una fase iniziale e le diffuse violenze nel Paese, con attacchi letali quasi quotidiani, non suggeriscono che la pace sia ancora vicina. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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