Secondo incontro a Washington sulla diga africana: si confermano sviluppi positivi

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 16:27 in Egitto Etiopia USA e Canada

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Egitto, Etiopia e Sudan, convenuti a Washington per discutere della grande diga africana, hanno dichiarato di aver fatto progressi nelle trattative per risolvere la disputa. I ministri degli Esteri dei tre Paesi africani si sono recati negli Stati Uniti, lunedì 9 dicembre, su invito del Segretario del Tesoro Steven Mnuchin e del presidente del Gruppo della Banca Mondiale David Malpass. Si tratta del secondo incontro di questo tipo da quando il presidente americano Donald Trump ha deciso di offrire la propria mediazione nella risoluzione della controversia sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il futuro sistema idroelettrico più grande del continente africano. Il primo meeting ufficiale tenutosi a Washington risale al 6 novembre. Qui le parti avevano deciso di accordarsi per lavorare congiuntamente con l’amministrazione americana fino alla completa distensione dei rapporti e alla definizione delle adeguate attività di riempimento e funzionamento della diga, sulle cui modalità i vari leader africani divergono.  

Al termine dell’incontro di lunedì, i rappresentanti dei Paesi africani hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui hanno impostato le linee guida delle future riunioni. I prossimi meeting sono attesi ad Addis Abeba e a Khartoum e dovranno favorire un accordo sulle condizioni tecniche di riempimento della diga, promuovere la discussione sulle operazioni da intraprendere in caso di siccità e decidere sulle misure per ridurla. I ministri hanno concordato che ci saranno sostanziali benefici per tutti e 3 i Paesi se saranno definite al meglio le condizioni per affrontare i periodi di siccità. Secondo quanto si legge nella dichiarazione congiunta, il flusso naturale di acqua nell’anno in questione e i tassi di emissione d’acqua della GERD determineranno le misure da prendere per mitigare la siccità. Inoltre, è stato stabilito che sarà l’Etiopia, da cui origina la diga, a dover applicare le regole tecniche e le linee guida nelle operazioni di riempimento e funzionamento. Infine, i ministri degli Affari Esteri dei 3 Paesi africano hanno concordato di incontrarsi nuovamente a Washington, il 13 gennaio 2020, per aggiornarsi sui progressi fatti e valutare i risultati raggiunti.

Nel frattempo, nella stessa giornata di lunedì, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha incontrato separatamente il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry. I due, oltre a parlare degli sviluppi della GERD, hanno altresì discusso di diverse questioni riguardanti i rapporti tra Egitto e Stati Uniti. Pompeo e Shoukry hanno scambiato i loro punti di vista su quanto sta succedendo in Medio Oriente e hanno parlato a lungo della situazione della Libia e degli sforzi necessari a ristabilire la sicurezza nella regione. Hanno poi affrontato i recenti sviluppi in Siria e nel Golfo e, in ultimo, hanno concordato di continuare le consultazioni e il coordinamento bilaterale tra Washington e il Cairo.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, ha avviato la realizzazione della Grand Ethiopian Renaissance Dam, promettendo di non interrompere il flusso del fiume e sostenendo che il progetto avrebbe incrementato il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, invece, ha sempre mostrato da parte sua grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la diga possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati scarsi con accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di accettare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale al 22 ottobre l’invito rivolto dall’amministrazione Trump ai ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan per discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Dopo un primo incontro negli Stati Uniti, il 6 novembre, le consultazioni sono continuate in Etiopia il 15-16 novembre e al Cairo il 2-3 dicembre.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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