Proteste in Iraq: l’esercito garantisce protezione

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 9:05 in Iraq Medio Oriente

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Mentre l’Iraq e la capitale Baghdad continuano ad essere sconvolte da un clima di mobilitazione, temendo nuovi sanguinosi episodi di violenza, l’esercito si è rivolto ai manifestanti garantendo loro protezione.

In particolare, nella sera di lunedì 9 dicembre, il capo maggiore dell’esercito, Othman al-Ghanmi, ha affermato: “Il vostro esercito e le vostre forze di sicurezza vi proteggeranno fino a quando non saranno soddisfatte le vostre richieste legittime”. Tali parole sono state rivolte in occasione del cosiddetto “giorno della vittoria”, una festa nazionale irachena in cui si ricorda la sconfitta dell’ISIS nel Paese, avvenuta il 9 dicembre 2017. A tal proposito, il generale iracheno ha affermato che l’ondata di manifestazioni che interessa gran parte dei governatorati del Paese rappresenta altresì un modo per esprimere il desiderio di ottenere un’ulteriore vittoria contro lo Stato Islamico.

Al-Ghanmi ha poi sottolineato che la vittoria contro l’ISIS ha rappresentato un importante risultato e una conquista che, sebbene abbia provocato diversi morti e feriti, rappresenta un motivo d’orgoglio per l’intero Paese, e riflette la fermezza e il coraggio della popolazione irachena e delle proprie forze. Parallelamente, a detta del generale, anche le manifestazioni attuali riportano alla mente un’immagine di coesione tra il popolo in piazza, che chiede diritti legittimi, e l’esercito, che garantisce protezione ma senza armi.

Nel frattempo, per martedì 10 dicembre sono attese nuove manifestazioni e si teme che queste possano assumere nuovamente un carattere violento, alla luce di quanto accaduto il 6 dicembre, quando alcuni uomini armati, che si muovevano a bordo di camionette, hanno attaccato un edificio vicino al ponte di al-Sinak di Baghdad, dove gruppi di manifestanti antigovernativi sono accampati da settimane. Il bilancio dei morti è stato di 25 persone e almeno altre 130 sono rimaste ferite.

Il leader delle Forze di Mobilitazione Popolare, Qais Khazali, ha messo in guardia da quanto potrebbe accadere nella giornata del 10 dicembre tra le strade irachene, in quanto potrebbero verificarsi scene di violenza, potrebbe essere appiccato il fuoco ad edifici governativi e l’intero apparato di sicurezza potrebbe essere destabilizzato. Allo stesso tempo, le Forze di Mobilitazione Popolare, vicine all’Iran e chiamate ad intervenire anche precedentemente, sono state ritenute responsabili di azioni repressive contro gli stessi manifestanti.

Il popolo iracheno è sceso in piazza il 1° ottobre scorso per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile.

Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate. Al momento, il popolo iracheno si è detto determinato ad esercitare pressione sul governo affinché trovi un’alternativa al primo ministro Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre, e affinchè vengano puniti i responsabili delle brutali operazioni di repressione messe in atto durante le proteste di questi mesi.

Di fronte a tale scenario, il 9 dicembre, il presidente iracheno, Barham Salih, ha affermato l’importanza di aderire ai tempi costituzionali per nominare un nuovo primo ministro a capo di un governo provvisorio, sottolineando la necessità di scegliere una figura competente e qualificata. Oltre ad evidenziare il proprio rifiuto verso qualsiasi forma di violenza, il presidente ha poi sottolineato che il prossimo premier dovrà mettere in atto le riforme richieste dalla popolazione, inclusa una nuova legge elettorale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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