Premier pakistano chiede l’intervento ONU in Kashmir

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 11:31 in India Pakistan

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In occasione della giornata mondiale dei diritti umani, il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha chiesto l’intervento delle Nazioni Unite nel Kashmir amministrato dall’India, facendo appello alla “coscienza mondiale” della comunità internazionale. 

Khan ha dichiarato che è necessario agire contro “l’annessione illegale” della valle del Kashmir da parte di Nuova Delhi. Il premier pakistano ha condannato le “gravi” violazioni dei diritti umani nelle provincie di Jammu e Kashmir, in particolare dopo la controversa revoca da parte di Nuova Delhi dei diritti speciali della valle, avvenuta il 5 agosto, che ha suscitato critiche in tutto il mondo. La giornata dei diritti umani è stata istituita il 10 dicembre dal 1948, quando le nazioni dell’Assemblea generale dell’ONU hanno adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. “Nella giornata dei diritti umani dobbiamo fare appello alla coscienza del mondo, ai sostenitori del diritto internazionale e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite  per agire contro l’annessione illegale del Jammu e Kashmir occupati da parte del governo indiano” ha scritto Khan su Twitter. 

Condannando “l’assedio” del Kashmir da parte di Nuova Delhi, Khan ha chiesto “la fine del grave abuso e delle atrocità inflitte a uomini, donne e bambini del Kashmir dalle forze di occupazione indiane in violazione di tutte le leggi sui diritti umani”. “Salutiamo e sosteniamo risolutamente i coraggiosi individui del Kashmir che lottano per il loro diritto all’autodeterminazione”, ha aggiunto il premier pakistano. Nel frattempo, il 10 dicembre viene considerato un “giorno nero” da diverse organizzazioni nella parte indiana e pakistana del Kashmir. I lunghi legami tra i due rivali nucleari sono precipitati a un nuovo minimo in seguito alla mossa dell’India di demolire lo status speciale di Jammu e Kashmir, che è diviso tra i due Paesi, che entrambi lo rivendicano per intero. Molte persone temono che la decisione dell’India sia un tentativo di modificare la demografia della regione che è caratterizzata da una maggioranza musulmana.

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. La regione è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato in Kashmir, pianificato, a loro avviso, dai militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali. La situazione è precipitata quando il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate da violenze e scontri tra forze di sicurezza e manifestanti. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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