Possibile rimpasto di governo ad Hong Kong

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 9:10 in Asia Hong Kong

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha ipotizzato un rimpasto dell’esecutivo, martedì 10 dicembre, sottolineando che ripristinare l’ordine è la sua priorità assoluta. 

Carrie Lam è a capo di un governo sostenuto da Pechino e ha rilasciato tali dichiarazioni due giorni dopo il più grande raduno antigovernativo che si è verificato nella città semi-autonoma, da quando il movimento pro-democrazia ha registrato una vittoria schiacciante alle elezioni locali, il 24 novembre. A seguito di tali eventi, i quotidiani locali hanno suggerito che Pechino stia prendendo in considerazione l’idea di un rimpasto del governo di Hong Kong, entro la fine dell’anno. Da parte sua, la governatrice ha affermato che sabato 14 si recherà in Cina, dove informerà i funzionari continentali sulla più grande crisi politica degli ultimi decenni nel centro finanziario asiatico, ma non ha confermato la notizia del possibile rimpasto. 

“La mia priorità ora è davvero quella di ripristinare la legge e l’ordine a Hong Kong e di garantire che la città possa continuare ad andare avanti, sia economicamente che socialmente”, ha dichiarato la Lam. Un rimpasto di gabinetto non è un “dovere immediato”, ha aggiunto. Tuttavia, tale posizione rappresenta un netto cambiamento rispetto alla risposta iniziale alle proteste. Carrie Lam ha poi sottolineato di essere confortata dalla marcia relativamente pacifica di domenica 8 dicembre, sebbene abbia condannato i manifestanti che hanno attaccato il tribunale. Secondo gli organizzatori, il raduno ha attirato 800.000 persone. Secondo la polizia, invece, la presenza stimati si aggirava intorno ai 183.000 individui. Il maggior momento di tensione si è verificato quando alcuni manifestanti hanno acceso un fuoco fuori dagli edifici del tribunale e hanno lanciato bombe a benzina contro gli edifici governativi. Gli attivisti hanno in programma un’altra manifestazione, per la sera di martedì 10 dicembre, nel quartiere che rappresenta il cuore del centro finanziario. Il raduno vuole celebrare la Giornata internazionale dei diritti umani.

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica, ma i rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione, prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca. Tale documento definisce l’organizzazione di Hong Kong come una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese e sarà in vigore fino al 2047. Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate sempre più frequenti e sempre più violente. I leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. 

Più di 6.000 persone sono state arrestate da quando le proteste sono cresciute, a giugno. Quasi il 40% di queste sono studenti. In tale contesto, i manifestanti di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

di Redazione

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