La posizione dell’Italia al Consiglio europeo dei ministri degli Esteri

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 20:30 in Europa Italia

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Il ministro degli Affari Esteri dell’Italia, Luigi Di Maio, si è recato a Bruxelles per partecipare al Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea.

È quanto rivelato, lunedì 9 dicembre, dal Ministero degli Esteri di Roma, il quale ha altresì annunciato che, nel corso del vertice, i ministri degli Affari Esteri dei 27 Paesi del blocco comunitario hanno approfondito, tra gli altri temi, i rapporti tra UE ed Africa e la promozione dei diritti umani nel mondo.

Stando a quanto dettagliato dal Consiglio europeo, il vertice del 9 dicembre è stato il primo ad essere stato presieduto dal nuovo Alto rappresentante per la politica Estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, nominato lo scorso 1 dicembre.

Nel corso del vertice presieduto da Borrell, informa l’UE, i ministri dei 27 Stati membri si sono inoltre confrontati sulla questione ucraina, sulla situazione in Iran, in Bolivia, a Hong Kong e in Moldova. In aggiunta, il Consiglio ha adottato una nuova politica per l’Artico, area per la quale l’UE ha deciso di continuare a dare un contributo nei forum regionali e internazionali coinvolti.

Le questioni sulle quali l’Italia è intervenuta sono principalmente tre: la crisi in Libia, il Memorandum siglato lo scorso 27 novembre tra Ankara e Tripoli, il processo di allargamento ai Paesi dei Balcani occidentali.

Sulla Libia, Di Maio ha sottolineato quanto tale questione preoccupi l’Italia, soprattutto in virtù del fatto che, a detta del ministro, le condizioni di sicurezza stiano ulteriormente degenerando. Per tale ragione, Di Maio ha richiesto un maggior interessamento da parte dell’UE e di tutta la comunità internazionale coinvolta nel conflitto, la quale deve, ha dichiarato Di Maio, cessare le ostilità e consentire il raggiungimento di una tregua.

L’interessamento da parte dell’Unione Europea, nello specifico, è considerato necessario e urgente dal ministro degli Esteri dell’Italia, secondo cui Bruxelles “rischia l’irrilevanza perché gli attori in campo sono di una comunità internazionale sempre più ampia”.

Il secondo tema attenzionato da Di Maio è il memorandum d’intesa siglato tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, lo scorso 27 novembre. Nello specifico, in tale occasione, i due avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

Tale posizione è stata condivisa dal ministro Di Maio, il quale ha dichiarato di non ritenere legittimi gli accordi presi tra Ankara e Tripoli, Paesi che hanno siglato una intesa sui confini marittimi di acque che coinvolgono anche altri Paesi, i quali non sono, però, stati coinvolti. Per tale ragione, Di Maio ha dichiarato di ritenere “inaccettabile” la condotta di Libia e Turchia, la quale si pone quale “ulteriore elemento di instabilità in vista della conferenza di Berlino”, la cui data non è ancora stata ufficializzata.

Il terzo tema su cui Di Maio ha avuto modo di intervenire è stato l’allargamento dell’UE ai Paesi dei Balcani occidentali. Tale processo, a detta del ministro italiano, deve proseguire, soprattutto perché “è stato un errore assumere quella posizione rigida” con l’Albania e la Macedonia del Nord, ai quali, lo scorso 18 ottobre, Parigi aveva bloccato l’avvio dei negoziati di adesione.

Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord aveva ricevuto il parere positivo di tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione.

Tale posizione non era stata ben vista dall’Italia. Nello specifico, il premier italiano, Giuseppe Conte, si era espresso sulla decisione di non procedere con l’avvio dei negoziati per l’ingresso di Albania e Macedonia del Nord, definito come “un errore storico”. Conte, da parte sua, si era dichiarato “molto deluso” da quanto deciso dai colleghi europei, dato che l’avvio dei negoziati era, secondo il premier italiano, necessario.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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