Erdogan: sì alle esplorazioni nel Mediterraneo, pronto ad inviare truppe in Libia

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 10:05 in Libia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che, alla luce dell’accordo siglato con Tripoli il 27 novembre scorso, Turchia e Libia potrebbero svolgere attività congiunte di esplorazione di gas e petrolio nel Mediterraneo orientale.

La dichiarazione fa riferimento ad alcuni Memorandum di intesa che riguardano principalmente il settore marittimo e la cooperazione in materia militare e di sicurezza. A firmarli, il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ed il presidente turco, Erdogan. Nello specifico, uno degli accordi ha definito le aree di competenza di ciascuna parte nel Mar Mediterraneo. L’obiettivo è la salvaguardia dei diritti legittimi di entrambi i Paesi circa la zona economica, nel rispetto dei precedenti accordi stabiliti a livello internazionale.

Tuttavia, sin dal 27 novembre, il memorandum ha alimentato ulteriormente una disputa che coinvolge altresì la Grecia e Cipro, relativa ai diritti di esplorazione di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale. Ankara non riconosce Cipro come uno Stato e si oppone fermamente alle attività di esplorazione. Inoltre, per la Turchia, le aree della zona marittima a largo di Cipro, dove si verificano le operazioni di trivellazione, rientrano nella piena giurisdizione turca o dei turco-ciprioti, i quali hanno il proprio Stato separatista nel Nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. Dall’altro lato, per Cipro sono gli Stati che si trovano nell’Est del Mediterraneo a godere dei diritti economici esclusivi su tali acque.

Le parole di Erdogan sono giunte nella giornata del 9 dicembre, nel corso di un’intervista con la televisione di Stato TRT Haber, in cui è stato sottolineato che l’accordo stipulato con Tripoli è legittimo e rispetta la giurisdizione marittima. Inoltre, l’area in cui Libia e Turchia hanno delimitato i confini marittimi è a Sud dell’isola greca di Creta. Pertanto, altre parti a livello internazionale non possono condurre attività di esplorazione nella medesima zona senza il permesso di Ankara. Egitto, Grecia ed Israele, secondo quanto riferito da Erdogan, non potranno poi installare un gasdotto senza prima aver ottenuto la sua autorizzazione.

Nella medesima occasione, il capo di Stato turco ha altresì affermato che il suo Paese è già in possesso di navi per le esplorazioni e navi per gli scavi, ed è in fase di trattative per acquisirne altre. Inoltre, per Erdogan la Turchia può ora espandere le sue attività di esplorazione nel Mar Nero e persino nelle acque internazionali.

Parallelamente, il presidente turco ha affermato che, alla luce dell’altro memorandum siglato sempre il 27 novembre, Ankara è pronta ad inviare proprie truppe a Tripoli, se ciò le verrà richiesto dal governo legittimo riconosciuto a livello internazionale. In tal caso, non aspetterà l’autorizzazione di nessun altro membro internazionale. Allo stesso tempo, Erdogan si è detto disposto a discutere con il proprio omologo russo, Vladimir Putin, circa il coinvolgimento della Russia nella crisi libica, nel tentativo di non trasformare la Libia in una nuova Siria. Per Erdogan, la presenza dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, è illegale e lo è altresì il sostegno a tali forze.

In tale quadro, il ministero dell’Interno del governo tripolino ha emesso un’ordinanza con cui è stato annunciato uno stato di allerta su Tripoli e tutto l’apparato di sicurezza è stato invitato a prepararsi per mettere in sicurezza la capitale e preservarne la stabilità. Tale misura è il risultato di un maggiore stato di preoccupazione da parte di Tripoli, alla luce del maggiore sostegno offerto da Mosca ad Haftar e della partecipazione dei propri mercenari. Per il Ministero degli Esteri tripolino, un attacco contro la capitale risulta essere sempre più probabile.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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