Donbass: cessate il fuoco entro fine anno e ritiro entro marzo

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 9:04 in Russia Ucraina

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L’incontro dei leader dei quattro paesi del Formato Normandia, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskij, il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel si è concluso a Parigi dopo oltre nove ore di negoziato con una serie di risultati concreti che hanno soddisfatto i partecipanti, ma anche con molti punti aperti da affrontare in un prossimo vertice. 

I partecipanti al vertice “Norman Four” di Parigi hanno adottato una dichiarazione finale in cui, in particolare, hanno sostenuto la necessità emendamenti alla Costituzione dell’Ucraina sulla base della “formula di Steinmeier” che prevede ampia autonomia per Donetsk e Lugansk, e hanno espresso il loro impegno a stabilire una tregua definitiva nel Donbass entro la fine del 2019.

Parlando del  prossimo incontro del Formato Normandia, Macron ha affermato che il nuovo vertice dovrebbe svolgersi tra quattro mesi. Più tardi, un portavoce del presidente russo Dmitrij Peskov ha dichiarato che il prossimo vertice si terrà a Berlino. L’accelerazione in sé è considerata un ottimo risultato del vertice di Parigi, dato che l’ultima riunione del quartetto risaliva all’ottobre 2016. 

Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto un aumento del numero di valichi di frontiera nel Donbass per facilitare la vita della popolazione della regione. Ha inoltre sottolineato che il processo di raggiungimento di un cessate il fuoco nel Donbass dovrebbe essere sincronizzato con l’attuazione da parte di Kiev delle riforme politiche previste dagli accordi di Minsk del 2015.

Putin ha sottolineato che non esiste alternativa agli accordi di Minsk, nonostante le diverse interpretazioni di alcune disposizioni. Il Presidente ha nuovamente dichiarato che tutti gli accordi dovrebbero essere pienamente attuati .

A sua volta, la cancelliera Angela Merkel ha sottolineato che i paesi del”Quartetto Normandia” stanno attuando il pacchetto di misure di Minsk con un unico obiettivo: tenere elezioni locali che sotto l’egida dell’OSCE. Le elezioni sono un punto di tensione tra Mosca, che pretende che le elezioni si tengano prima del rientro di Donetsk e Lugansk sotto sovranità ucraina, e Kiev che pretende che si tengano solo dopo.

Inoltre, il leader hanno concordato un ritiro entro marzo 2020 da altri tre punti pilota lungo la linea del fuoco tra l’esercito ucraino e le milizie delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Il presidente dell’Ucraina Zelenskij non ha escluso che il ritiro globale delle forze e degli armamenti presenti nel Donbass possa richiedere da sei a otto anni.

Putin ha sottolineato che la questione del ripristino del controllo di Kiev sul confine con la Russia è stata stabilita negli accordi di Minsk e non è stato necessario cambiarli.

Zelenskij ha ribadito che Kiev non avrebbe mai fatto concessioni ai suoi territori, così come la federalizzazione del paese. Secondo Zelenskij, “per ogni ucraino, il Donbass e la Crimea sono Ucraina”.

Il punto degli accordi di Minsk sul controllo delle frontiere nel Donbass, è quello che Zelenskij ha definito il più svantaggioso per l’Ucraina. Ha inoltre osservato che lui e il presidente della Russia hanno opinioni diverse sulla questione del trasferimento dei controlli del confine. Gli accordi prevedono che il confine, dal lato ucraino, venga monitorato dall’OSCE e da rappresentanti delle regioni, e comunque solo dopo la tenuta delle elezioni e la piena applicazione dell’autonomia del Donbass. 

Il leader ucraino ha aggiunto che la legge sullo status speciale del Donbass sarà prorogata di un anno.  Nel 2015 l’allora presidente Porošenko e il parlamento avevano approvato una legge sullo status speciale del Donbass, volta a favorire il rientro di Donetsk e Lugansk sotto sovranità ucraina. La legge è rinnovata ogni anno dal parlamento ed è destinata ad entrare pienamente in vigore solo in seguito a regolari elezioni nel territorio delle due repubbliche ribelli. Il prossimo rinnovo è previsto per gennaio 2020.

I leader del quartetto hanno concordato inoltre uno scambio di prigionieri prima del nuovo anno. Secondo il presidente dell’Ucraina, lo scambio di prigionieri è previsto per il 24 dicembre.

La Russia sostiene che la popolazione di lingua russa dell’Ucraina debba godere di pari diritti con tutti gli altri cittadini del paese, ha detto in conclusione Putin. Il presidente ha richiamato l’attenzione sul fatto che, nonostante la forte emigrazione dei russofoni in Russia negli ultimi 5 anni, il 38% dei cittadini ucraini si considera di lingua russa, ma secondo la legge ucraina, varata da Porošenko prima di lasciare il potere a Zelenskij, entro il 2020 tutte le scuole di lingua russa dovranno riconvertirsi in scuole di lingua ucraina.

In risposta, Zelenskij ha dichiarato di non aver riscontrato problemi nell’uso della lingua russa in Ucraina, ricordando che lui stesso si definisce una persona di lingua russa e un presidente di lingua russa.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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