Bosnia: inizia lo sgombero dei migranti di Vucjak

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 17:29 in Balcani Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità della Bosnia hanno iniziato a trasferire i migranti che avevano trovato rifugio presso il campo di Vucjak, nei pressi del confine con la Croazia.

È quanto annunciato, martedì 10 dicembre, dall’agenzia stampa macedone, MIA, la quale ha ripreso l’emittente bosniaca Federalna.

Stando a quanto rivelato, ai giornalisti non è stato consentito di avvicinarsi al luogo dello sgombero per ragioni di sicurezza. Tuttavia, risultavano in servizio gli operatori delle ONG attive sul luogo, tra cui la Croce Rossa Internazionale, i cui rappresentanti hanno rivelato che dopo aver servito la colazione ai migranti, questi sono stati prelevati dalle autorità dal campo di Vucjak e trasferiti nelle strutture di Usivak, a circa 350 chilometri a Sud, e di Salakovac, a 250 chilometri di distanza, nell’Ovest della Bosnia. Successivamente, i migranti di Vucjak, i quali risultano essere circa 600, verranno trasferiti presso la struttura di Blazuj, la quale, secondo quanto riportato da ANSAmed, è una ex caserma nei pressi di Sarajevo, attualmente in ristrutturazione.

I migranti, secondo quanto si apprende da MIA, si sono mostrati riluttanti ad abbandonare Vucjak data la sua prossimità con il confine croato, il quale è preso di mira dai profughi che cercano di oltrepassarlo illecitamente per raggiungere l’Unione Europea. È per tale ragione che, riporta MIA, i migranti di Vucjak si sono detti contrari a spostarsi di centinaia di chilometri dal confine con la Croazia, nonostante le condizioni in cui erano costretti a vivere a Vucjak.

Nello specifico, Vucjak è una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine nei pressi di Bihac, nel Nord-Ovest della Bosnia, nei pressi del confine con la Croazia, Paese membro dell’UE e quindi meta ambita dei migranti. Stando alle testimonianze raccolte dal Washington Post, la pioggia autunnale ha ormai trasformato Vucjak in un ammasso di fango, circondato da rifiuti e da migranti che dormono in condizioni di igienico sanitarie degradanti. Con l’arrivo del freddo, aveva sottolineato il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, le condizioni sono peggiorate ulteriormente e i migranti non dispongono di servizi igienici o sanitari, né di acqua corrente, oltre a non avere vestiario adeguato alle basse temperature.

Il campo di Vucjak era sorto quest’anno, in modo improvvisato, su volere delle autorità locali. I migranti lo hanno soprannominato “la giungla”, data anche la presenza di animali nel centro, mentre le ONG hanno più volte evidenziato l’inadeguatezza della struttura. Più volte richiamate dalla comunità internazionale, le autorità locali avevano dichiarato di non poter procedere con la chiusura del centro di Vucjak se non dopo aver prima individuato un’altra località dove trasferire i migranti.

Il think tank del Parlamento europeo aveva già rivelato, lo scorso 14 novembre, che la Bosnia è divenuta uno snodo di passaggio per i migranti che intendono raggiungere l’Europa occidentale a partire dall’inizio dello scorso anno. Attualmente, secondo le stime dell’UE, sono circa 8.000 i migranti presenti nel Paese, principalmente provenienti dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente. La capienza dei centri di accoglienza è stata estesa nel corso del 2018 grazie ai fondi europei, ma rimane insufficiente a garantire una copertura totale delle esigenze.

Nel 2019, nonostante una ulteriore tranche di aiuti economici europei, il governo bosniaco non ha individuato ulteriori località da riconvertire in centri di accoglienza temporanei. In aggiunta, le autorità bosniache negano il diritto di asilo ai migranti che ne fanno appello.

Di recente, informa il Parlamento europeo, le autorità locali del cantone di Una Sana, ovvero nei pressi di Bihac, il quale in primis è colpito dall’emergenza migratoria, ha fatto ricorso ad azioni quali la restrizione del movimento e il trasferimento forzato dei migranti presso il centro di Vucjak, il quale non è in condizioni per poter essere abitato da esseri umani, in virtù dei rischi sanitari e di sicurezza che comporta. Secondo il Parlamento europeo, il cantone di Una Sana si trova in condizioni di crisi umanitaria. In assenza di una pronta risposta e di un coordinamento tra autorità statali e locali, l’intero Paese, avverte l’UE, può essere teatro di una crisi umanitaria ancora maggiore.

In tale clima, riporta MIA, la Bosnia ha annunciato che non appena saranno terminati i lavori di ristrutturazione nelle strutture individuate nel resto del Paese, queste riceveranno diverse migliaia di migranti attualmente situati nei pressi del confine con la Croazia.

Anche il governo croato è stato accusato da alcune ONG e organizzazioni internazionali di essere colpevole del respingimento dei migranti al confine con la Bosnia, il che rappresenta una violazione del diritto internazionale.   Da parte sua, la Croazia si è impegnata a voler scoprire di più in merito alle accuse di maltrattamento dei migranti e dei rifugiati che si trovano presso i suoi confini.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.