Algeria: ondata di arresti a due giorni dalle elezioni

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 12:43 in Africa Algeria

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In attesa delle prossime elezioni, previste per il 12 dicembre, l’Algeria si trova ad affrontare una campagna di arresti che coinvolge ex ministri e, sebbene marginalmente, uno dei cinque candidati alle presidenziali.

Nello specifico, nella sera del 9 dicembre, il procuratore del tribunale di Birmandreis, di Algeri, ha annunciato l’arresto e la detenzione provvisoria per un funzionario dell’entourage di Ali Benflis, uno dei candidati alle elezioni presidenziali. L’uomo sarebbe responsabile altresì della sua campagna elettorale e suo conoscente da circa 16 anni. L’accusa è di “spionaggio con un Paese straniero”.

L’imputato, di cui sono state indicate soltanto le iniziali, B.S., secondo quanto emerso dalle indagini preliminari, sarebbe una spia, accusata di aver condotto un piano di infiltrazione anche in seno alla campagna di Benflis, e di aver presentato, regolarmente, ad uno Stato estero, rapporti sullo svolgimento delle elezioni in Algeria e, in particolare, sulla fase di preparazione, oltre che sulla situazione generale del Paese.

Secondo quanto rivelato nel comunicato della Magistratura, l’imputato ha affermato di conoscere il candidato alla presidenza algerina sin dal 2003 e di avergli offerto diversi tipi di servizi, tra cui sostegno nella messa in regola di un conto bancario aperto nel Paese straniero coinvolto nelle indagini, intestato a lui e alla moglie.

Il 10 dicembre, il tribunale algerino ha poi condannato, a 15 anni di reclusione, un ex premier algerino, Ahmed Ouyahia. La sentenza si colloca in una serie di processi che hanno visto interessati anche altre personalità del panorama politico algerino degli ultimi anni. Tra questi, Abdelmalek Sellal, premier dal 2012 al 2014, suo figlio, e l’ex ministro dell’Industria, Mahdjoub Bedda, condannato a 10 anni di reclusione. Le accuse principali sono di corruzione, riciclaggio di denaro, appropriazione indebita di denaro pubblico e abuso d’ufficio.

Altro imputato è Abdelghani Zaalane, precedentemente al Ministero dei Trasporti e dei Lavori pubblici, interrogato su finanziamenti segreti avvenuti nel corso delle campagne dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika. In particolare, Zaalane, nel mese di marzo 2019, si è occupato della gestione della campagna elettorale ed ha affermato di essere a conoscenza di donazioni provenienti da cinque imprenditori, pari a 750 milioni di dinari, ben oltre il tetto di spesa massima stabilito.

Un ulteriore caso riguarda Ali Haddad, ex capo del Forum degli imprenditori, accusato di raccogliere fondi per la campagna elettorale di Bouteflika, prevista per il 18 aprile 2019 e successivamente annullata. Haddad ha ammesso di aver preso una cifra che oscilla tra i 700 e gli 800 milioni di dinari, pari a circa circa 5.7 milioni di euro, dalle casse poste alle spese della campagna elettorale, su richiesta di Said Bouteflika, fratello e consigliere speciale dell’ex presidente.

Sin dall’indipendenza della Francia, avvenuta nel 1962, è la prima volta che l’Algeria si trova ad affrontare una tale ondata di processi e sentenze che coinvolgono ex primi ministri. Si tratta del risultato di un’ampia mobilitazione popolare perdurante da mesi, in cui la popolazione algerina si è ribellata a tutte le personalità legate all’entourage di Bouteflika, chiedendo di lanciare una campagna volta a contrastare la corruzione dilagante all’interno della classe politica al potere e relativa altresì ad alti funzionari ed imprenditori.

È da circa nove mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di mobilitazione politica e popolare. In particolare, la serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Non da ultimo, da diverse parti è stata messa in dubbio la fiducia che i cittadini algerini presteranno ai candidati il 12 dicembre. Sin dall’indizione delle elezioni, il popolo ha contrastato tale decisione, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano la mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage dell’ex presidente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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