Al via il Consiglio di Cooperazione del Golfo, alla ricerca di riconciliazione

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 11:10 in Arabia Saudita Qatar

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La capitale saudita Riad è pronta ad ospitare, il 10 dicembre, il 40esimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Si prevede che al centro delle discussioni vi sarà la crisi del Golfo e le possibilità di una riconciliazione con il Qatar.

Dopo l’incontro del 9 dicembre, in cui i premier dei diversi Paesi hanno discusso della nomina del Segretario Generale per il GCC, l’incarico è stato conferito, all’unanimità, al Kuwait e, nello specifico, all’ex ministro delle Finanze, Nayef al-Hajraf. Il mandato avrà inizio nel mese di aprile 2020, succedendo al Bahrein e, in particolare, a Abdul Latif bin Rashid al-Zayani.

Il GCC è un’organizzazione internazionale regionale che unisce 6 Paesi del Golfo, quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman. Questa è stata istituita il 25 maggio 1981, e gli scopi prefissati sono di natura politica, economica e sociale. L’organizzazione riveste poi un’importanza fondamentale nel far fronte all’instabilità e ad altre problematiche della regione. Sebbene il vertice del 10 dicembre si stia svolgendo nella capitale saudita, sono gli Emirati Arabi Uniti a detenere la presidenza della quarantesima sessione, succedendo al Sultanato dell’Oman, che ha assunto la presidenza della trentanovesima sessione.

Uno degli Stati maggiormente attesi è il Qatar. In particolare, inizialmente si prevedeva che la delegazione di Doha fosse guidata dall’emiro del Paese, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, accompagnato dal primo ministro, Abdullah bin Nasser bin Khalifa Al Thani, altresì ministro dell’Interno. Successivamente, l’emiro ha deciso di non partecipare all’incontro. Da quando al-Thani ha preso il potere, nel 2013, ha cercato di rafforzare i rapporti con gli altri Paesi del GCC. Tuttavia, il Qatar, sin dal 5 giugno 2017, è stato al centro della cosiddetta “crisi del Golfo”.

In tale data, è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I paesi fautori del blocco sono Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo. Per Doha, i Paesi promotori del blocco hanno cercato di minare l’autonomia decisionale e di interferire negli affari interni del Paese.

Alla luce dell’incontro del 10 dicembre, i ministri degli Esteri dei Paesi del GCC hanno espresso fiducia nel vertice, sottolineando come questo contribuirà a rafforzare il processo di cooperazione e a dirigere le aspirazioni dei cittadini verso una maggiore coesione, solidarietà e integrazione. Da parte sua, il viceministro degli Esteri kuwaitiano, Khaled Al-Jarallah, ha affermato che il suo Paese continua ad essere ottimista circa una risoluzione della crisi del Golfo, in quanto le mosse verso una riconciliazione e i canali aperti per porre fine alla disputa sono caratterizzati da un clima positivo. Per tale motivo, a della del ministro, presto la crisi farà parte del passato.

Anche il segretario al-Zayani ha messo in luce la volontà degli Stati membri del GCC di preservare i legami di cooperazione, propri di un sistema in grado di affrontare sfide e difficoltà. Per tale motivo, secondo quanto riferito dal segretario kuwaitiano, si prevede che in futuro il GCC si aprirà sempre di più all’esterno, rafforzando i legami di partenariato strategico e riprendendo i negoziati di libero scambio con diversi blocchi a livello internazionale.

Sono del 6 dicembre scorso le parole del ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, in occasione degli incontri svoltisi a Roma MED-Mediterranean Dialogues, in cui è stato affermato che la crisi del Golfo, attualmente, non si trova più in una fase di stasi e una prima fase di dialogo è stata avviata, soprattutto con l’Arabia Saudita. Tuttavia, secondo alcuni analisti, qualora i diversi Paesi dovessero porre definitivamente fine al blocco, potrebbe trattarsi di una riconciliazione limitata e la crisi ha comunque danneggiato l’immagine e la reputazione originaria del GCC.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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