Abiy Ahmed a Oslo: il Corno d’Africa non è ancora al sicuro

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 19:16 in Africa Etiopia

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Il premier etiope Abiy Ahmed è volato in Norvegia, martedì 10 dicembre, per ricevere il premio Nobel per la Pace, assegnatogli in virtù del ruolo che ha svolto nella risoluzione del lungo conflitto con l’Eritrea. “Accetto questo premio per conto del popolo etiope e di quello eritreo, in particolare di tutti quelli che hanno compiuto il massimo sacrificio per la causa della pace”, ha detto Abiy dopo aver ricevuto il prestigioso premio alla cerimonia ufficiale presso la Oslo City Hall. “Allo stesso modo, accetto questo premio a nome del mio compagno, il presidente Isaias Afwerki, la cui buona volontà, fiducia e impegno sono stati fondamentali per porre fine a uno stallo lungo 2 decenni tra i nostri Paesi”, ha aggiunto.

Durante il suo discorso, il premier etiope ha fatto riferimento alle dolorose esperienze da lui vissute quando era un giovane soldato. Ciò, a suo dire, l’avrebbe spinto a cercare a tutti i costi la pace con il suo vicino del Corno d’Africa. Solo due mesi dopo essere diventato primo ministro, Abiy aveva annunciato pubblicamente che l’Etiopia intendeva rinegoziare la pace con il governo di Asmara e mettere fine allo “stato di guerra” tra i due Paesi. Il 9 luglio 2018, una data storica per il futuro del Corno d’Africa, Etiopia ed Eritrea hanno firmato la pace e convenuto di aprire le ambasciate, sviluppare i porti e riprendere i voli, segni concreti di un avvicinamento che ha decretato la fine di 20 anni di impasse politica e militare. 

L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente. Cinque anni dopo, il 6 maggio 1998, i due vicini hanno cominciato una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso. Anche negli anni successivi all’accordo di Algeri, siglato il 12 dicembre del 2000, periodici scontri si sono verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU. Dal 1998, le violenze hanno causato la morte di circa 80.000 persone. La sentenza della Commissione aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. Tuttavia, l’Etiopia si è sempre rifiutata di accettare questa condizione e le dispute di confine non sono mai cessate. Il 6 giugno 2018, con una dichiarazione inaspettata, Abiy aveva affermato di essere pronto ad accogliere integralmente tutte le decisioni della Commissione, accogliendo di fatto anche la cessione di Badme.

Quando Abiy Ahmed si è insediato come primo ministro etiope, nel suo discorso inaugurale aveva menzionato la necessità di riconciliarsi con l’aspra rivale, alimentando le speranze di pace. “Siamo pienamente impegnati a riavvicinarci ai nostri fratelli e sorelle eritrei e a estendere un invito al governo eritreo per avviare il dialogo e stabilire un rapporto”, aveva affermato nel suo discorso al Parlamento. A partire dai primi mesi del suo mandato, Abiy ha iniziato a incoraggiare ampie riforme volte all’apertura diplomatica dell’Etiopia verso le relazioni internazionali dopo decenni di isolamento. Tra le altre cose, Abiy ha perdonato i dissidenti, sollevato lo stato di emergenza nel Paese, e promesso di privatizzare parzialmente le principali aziende attualmente statali.

Nel suo intervento alla cerimonia di premiazione, il premier etiope ha parlato anche dei problemi e delle minacce che la sua regione continua ad affrontare. “Le superpotenze globali stanno espandendo la loro presenza militare nell’area. Anche i gruppi terroristici e i militanti estremisti cercano di stabilire un punto d’appoggio nella regione”, ha affermato Abiy, senza specificare quali di quali Paesi ed organizzazioni terroristiche stesse parlando. “Non vogliamo che il Corno sia un campo di battaglia tra superpotenze né un nascondiglio per i mercanti di terrore”, ha aggiunto. Infine, parlando dei progressi fatti dal suo governo, il primo ministro etiope ha dichiarato di aver posto le basi per la creazione di una genuina democrazia multipartitica e ha sottolineato che a breve ci saranno elezioni libere ed eque nel Paese. I suoi critici, tuttavia, gli contestano di non essere riuscito a fare molto per risolvere i conflitti etnici e di aver talvolta utilizzato mezzi violenti, che ricordano il regime precedente, nella repressione del dissenso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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