USA e talebani ci riprovano: primo round di colloqui ufficiali a Doha

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 11:31 in Afghanistan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Sono iniziati i primi colloqui ufficiali tra l’inviato di pace statunitense, Zalmay Khalilzad, e il gruppo afgano dei talebani. I negoziati sono ripresi domenica 8 dicembre nella capitale del Qatar, Doha, 3 mesi dopo che il presidente americano Donald Trump aveva deciso di interromperli bruscamente. Le trattative rinnovate fanno emergere nuove possibilità di ripristinare il dialogo tra i talebani e il governo di Kabul, nonché di riaprire il discorso su un futuro accordo di pace che metta fine a più di 18 anni di guerra. Tutto ciò, a un passo dalle elezioni presidenziali americane previste ad autunno 2020.

“Gli Stati Uniti hanno ripreso i colloqui a Doha. Il focus della discussione sarà la riduzione della violenza che porterà a negoziazioni intra-afgane e ad un cessate il fuoco”, ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Stato americano. Gli incontri di Doha seguono le trattative intraprese già qualche giorno fa a Kabul tra il presidente afgano Ashraf Ghani e l’inviato statunitense Khalilzad. Fino ad ora, i talebani si sono rifiutati di avere colloqui diretti con Ghani, da loro giudicato un “burattino degli Stati Uniti”.

Il 28 novembre, il presidente Donald Trump si era recato in Afghanistan per una visita a sorpresa alle truppe statunitensi e, in tale occasione, aveva affermato che “i talebani vogliono fare un accordo”. Qualche giorno prima, il 25 novembre, una serie di colloqui non ufficiali erano ricominciati a Doha tra le due parti. In più, anche durante lo stallo, Khalilzad aveva comunque intrapreso vari viaggi diplomatici nei Paesi interessati dalle trattative per la pace, incluso il Pakistan. Di recente, l’inviato statunitense aveva anche favorito la mediazione in uno scambio di ostaggi in cui erano coinvolti i talebani, convincendoli a rilasciare un accademico americano e uno australiano sequestrati e tenuti prigionieri da 3 anni. In cambio, 3 leader del gruppo militante erano stati liberati. Il tutto ha avuto luogo il 19 novembre.

Nel frattempo, l’esercito statunitense ha riferito, nella notte di sabato 7 dicembre, che gli attacchi aerei americani hanno ucciso nell’arco della giornata circa 37 membri del gruppo armato talebano, mentre, da parte sua, le forze di sicurezza nazionali afgane hanno reso noto di aver eliminato altri 22 ribelli. Anche i talebani, che controllano ormai circa metà del Paese, continuano a condurre attentati contro postazioni militari e altri obiettivi delle forze armate. Il più recente risale alla sera del 5 dicembre, quando 10 poliziotti afgani sono stati uccisi nella provincia Nord-orientale di Kunduz durante uno scontro con alcuni militanti armati del gruppo.

Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Inoltre, gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza nei negoziati con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi ma le intenzioni di Trump sembrano essere quelle di volerli riportare tutti a casa chiedendo alla polizia e ai soldati afgani di rafforzare il proprio impegno militare e di provvedere da soli alla propria sicurezza.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.