Uber, rapporto shock sulla sicurezza: circa 6000 casi di abusi sessuali

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 16:22 in USA e Canada

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Uber, azienda leader nel campo del trasporto alternativo, ha rilasciato il suo primo rapporto sulla sicurezza rivelando, tra le altre cose, circa 6000 casi di abusi sessuali durante le sue corse, tra il 2017 e il 2018. Di questi, 464 sono stati classificati come stupri veri e propri. In più, si contano anche 19 morti causate da aggressioni fisiche e 97 incidenti stradali, che hanno provocato un totale di 107 vittime. Nel 65% dei casi tali incidenti sono stati il frutto di scontri con altri veicoli, mentre nel 31% degli episodi si è trattato di situazioni che hanno coinvolto pedoni o biciclette. Per quanto riguarda invece le violenze sessuali, dall’indagine emerge che circa l’89% delle vittime risulta essere di sesso femminile, mentre quelle di sesso maschile sono più o meno l’8%.

Nel suo rapporto, che ha fatto emergere dati alquanto impressionanti, Uber ha ripetutamente invitato a contestualizzare il numero degli abusi sessuali, rapportandolo alla percentuale delle sue corse. Vista in quest’ottica, la statistica mostra che circa il 99.9% dei trasporti è avvenuto senza incidenti. Tuttavia, il problema risulta essere in aumento. Tra il 2017 e il 2018 le denunce sono cresciute complessivamente del 3,7%, arrivando a circa 3045 segnalazioni nel corso dell’anno passato. Se di nuovo però rapportiamo tale crescita all’incremento delle corse totali, che negli Stati Uniti sono state 2,3 miliardi, raggiungendo un ritmo di 45 al secondo, il numero delle denunce torna ad essere più modesto di quanto si pensi, afferma l’azienda californiana. “Date le dimensioni delle operazioni di Uber, emerge sia il buono che il cattivo di quanto accade nella società. Una di queste realtà sfortunate e drammatiche è la violenza sessuale, che è molto più prevalente nella società americana di quanto molti credano. Esiste nelle aziende, a scuola, nei campus universitari e in casa. Uber non è immune”, ha affermato il responsabile legale dell’azienda, Tony West, che ha aggiunto: “Le cifre sono comunque scioccanti e difficili da accettare”.

Il documento, di 84 pagine, contiene dati che Uber ha raccolto tra il 2017 e il 2018 e include rapporti su casi risolti entro il 31 ottobre 2019. Per quanto riguarda le cifre dell’anno corrente, l’azienda ha pubblicato alcune “stime iniziali” sui primi 6 mesi del 2019. Si ritiene che 1 viaggio su 6 milioni possa risultare in uno stupro, mentre 1 su 900.000 possa rischiare di riportare un caso di abuso sessuale o tentato stupro. La compagnia ha specificato che sta pianificando di pubblicare questo tipo di rapporto sulla sicurezza ogni 2 anni. Circa un anno fa, un’indagine della CNN aveva reso noto che almeno 103 conducenti di Uber, negli Stati Uniti, erano stati accusati di aver aggredito o abusato sessualmente i loro passeggeri nei 4 anni precedenti. È stata la prima volta che una cifra sul tema della sicurezza nell’ambito del famoso servizio di trasporto alternativo veniva resa pubblica. “Le risposte del pubblico a questo tipo di rapporto sulla trasparenza o a simili rapporti pubblici sugli incidenti di sicurezza accaduti nell’utilizzo della nostra piattaforma possono comportare una copertura mediatica negativa e un maggiore controllo normativo e potrebbero influire negativamente sulla nostra reputazione con i consumatori del servizio”, ha affermato la società nelle pagine del rapporto. Tuttavia, è un passo che va inevitabilmente fatto se l’azienda mira a dare un’immagine trasparente di sé e a smascherare una delle più gravi questioni che riguardano il settore interno del trasporto alternativo, non solo Uber.

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Chiara Gentili

di Redazione

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