Rep. Dem. del Congo: ancora attacchi armati, cresce la violenza

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 12:36 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 17 persone sono rimaste uccise nella Repubblica Democratica del Congo in 2 attacchi separati compiuti da ribelli armati nelle regioni orientali del Paese. Entrambi gli incidenti sono avvenuti nella giornata di giovedì 5 dicembre, ma la notizia è circolata sui quotidiani internazionali solo tra sabato 7 e domenica 8. Il primo attacco ha avuto luogo a Kolokoko, un sobborgo di Oicha, dove 2 persone sono state uccise e una decapitata. Il secondo, invece, è avvenuto più tardi, nel pomeriggio, nel villaggio di Mantumbi, circa 17 km ad Ovest di Oicha. Qui, secondo quanto riferito dall’amministratore del territorio di Beni, altre 14 persone sono rimaste uccise nell’attacco di un gruppo ribelle. “Tutti sono fuggiti dal villaggio di Mantubi. Ci sono solo soldati qui che aiutano a rimuovere i corpi delle persone uccise dai coltelli”, ha detto il funzionario governativo. La violenza è stata attribuita al gruppo delle Forze democratiche alleate (ADF), un’organizzazione armata che, in base alle informazioni raccolte dalle autorità, è responsabile di una serie di pesanti massacri fin dall’inizio di novembre.

Sempre giovedì 5 dicembre, 3 civili sono rimasti feriti nella città di Beni dall’esplosione di un ordigno. Due passeggeri su una motocicletta hanno lanciato la mina nei pressi di un mercato, provocando gravi danni materiali. Si tratterebbe di una tecnica di attacco piuttosto inusuale in quella regione, dal momento che l’ultima volta che un ordigno esplosivo è stato utilizzato per condurre un attacco a Beni è stato nel 2007. “L’ADF, in fuga dall’esercito congolese, sta utilizzando adesso i suoi seguaci nella città per effettuare atti di sabotaggio”, ha detto il capo amministrativo di Rwenzori, uno dei 4 distretti della città, Alois Mbwarara. “L’esercito sta analizzando i detriti per determinare se si tratti di una bomba fatta in casa o di una bomba a mano”, ha aggiunto. Mercoledì 4 dicembre, il portavoce dell’esercito, il generale Leon Richard Kasonga, aveva riferito che le forze armate della Repubblica Democratica del Congo avevano scoperto, durante un’operazione militare, una grande fabbrica di produzione su larga scala di bombe artigianali.

Diverse milizie operano nelle regioni orientali del Paese africano nonostante la presenza della missione delle Nazioni Unite, una delle più grandi del continente. Ciò ha diffuso un generale risentimento della popolazione nei confronti del personale ONU, accusato di non essere in grado di proteggere adeguatamente i cittadini e di non fare abbastanza per fermare la minaccia dei gruppi armati. Le tensioni tra civili da una parte e forze di sicurezza e agenti della MONUSCO dall’altra sono iniziate il 25 novembre, un giorno dopo l’attacco condotto da alcuni militanti contro un villaggio della città di Beni. In tale occasione, 8 persone erano morte e molte altre erano rimaste ferite. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping. In quella giornata, i manifestanti hanno attaccato diversi edifici dell’ONU e hanno dato fuoco all’ufficio del sindaco, scatenando la risposta delle forze armate. Negli scontri con gli agenti di sicurezza, circa 4 persone sono rimaste uccise. Le proteste si sono diffuse anche a Butembo, 57 km a Sud di Beni, dove un manifestante è stato ucciso, martedì 26 novembre, dopo violenti scontri con le forze di sicurezza. Secondo il sindaco di Butembo Sylvain Kanyamanda, i dimostranti, per lo più giovani, hanno tentato di attaccare alcuni membri del personale delle Nazioni Unite presso il centro di accoglienza di Kikyo. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. Mercoledì 27 novembre, i manifestanti della città di Goma hanno bloccato la strada principale che porta a Beni e anche qui, come riferito da diverse fonti locali, gli agenti di polizia hanno usato gas lacrimogeni e sparato proiettili veri in segno di avvertimento.

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Il 27 novembre, in un villaggio a 30 km da Beni, un attacco perpetrato da un gruppo armato ribelle ha ucciso 19 persone. Anche in questo caso, si tratterebbe delle Forze Democratiche Alleate. Tale formazione è particolarmente attiva sia nella Repubblica Democratica del Congo sia nella vicina Uganda. L’esercito della Repubblica Democratica del Congo ha iniziato un’offensiva lungo il confine ugandese il 30 ottobre 2019. In questa zona, le FDA sono operative da oltre due decenni. Non sono, però, le uniche fazioni armate attive nell’Est del Paese dalla fine della guerra, protrattasi dal 1998 al 2003. Alcuni attentati perpetrati dal gruppo sono stati rivendicati dall’Isis, ma i legami tra le formazioni terroristiche non sono ancora del tutto chiari.

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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