Proteste in Iraq: nuovi omicidi tra gli attivisti

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 8:58 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nel quadro della violenta ondata di proteste che interessa l’Iraq dal 1° ottobre scorso, all’alba di lunedì 9 dicembre è stata riportata la morte di alcuni giovani e attivisti iracheni.  

Alla lista degli omicidi compiuti negli ultimi giorni si sono uniti i nomi di Ibn Karbala e Fahim al-Ta’ie, uccisi nella notte dell’8 dicembre, nella cornice di una serie di assassini che riguardano in particolare giornalisti ed attivisti iracheni. Al-Taie, un uomo di 53 anni, aveva partecipato sin dalle prime settimane alle proteste contro la classe politica al potere. Poche ore prima della sua uccisione, l’uomo aveva scritto sul proprio account Facebook: “Vinceremo e riconquisteremo la nostra patria”. Gli episodi di minacce, rapimenti e uccisioni di attivisti hanno alimentato ulteriormente la rabbia della popolazione irachena, che ha espresso la propria indignazione sia continuando a manifestare tra le strade del Paese, sia attraverso i social network.

Le azioni di repressione e di violenza perpetrate contro attivisti iracheni hanno interessato, in particolare, il Sud dell’Iraq, tra cui il governatorato di Kerbala, sin dalla mattina di domenica 8 dicembre. Alla luce dell’accaduto, nel governatorato di Kerbala si è tenuto un incontro di emergenza tra il governatore ed altri funzionari amministrativi e responsabili di sicurezza. Al termine del meeting, le parti hanno concordato di formare una squadra speciale competente volta a portare i “terroristi”, responsabili degli omicidi di giovani e attivisti, davanti alla giustizia per perseguirli penalmente.

Nel frattempo, le Forze di Mobilitazione Popolare hanno affermato di aver aperto il fuoco nel corso di un episodio di violenza verificatosi il 6 dicembre scorso, quando alcuni uomini armati, che si muovevano a bordo di camionette, hanno attaccato un edificio vicino al ponte di al-Sinak di Baghdad, dove gruppi di manifestanti antigovernativi sono accampati da settimane. Il bilancio dei morti è stato di 25 persone e almeno altre 130 sono rimaste ferite. 

Le Forze di Mobilitazione Popolare hanno riferito di essere intervenute semplicemente per soccorrere i manifestanti aggrediti ma hanno dovuto scontrarsi con altre forze, tra cui quelle fedeli al movimento sadrista. Si tratta della prima volta in cui le Forze di Mobilitazione Popolare hanno ammesso la presenza di propri uomini armati nell’ondata di manifestazioni e mobilitazione popolare. Tali Forze sono formate per lo più da fazioni armate sciite e sono ufficialmente una forza statale. Tuttavia, a detta di alcuni osservatori, queste non adempiono agli ordini del governo bensì a quelli di propri leader, alcuni dei quali hanno stretti legami con l’Iran.

Il popolo iracheno è sceso in piazza il 1° ottobre scorso per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate.

Al momento, il popolo iracheno si è detto determinato ad esercitare pressione sul governo affinché trovi un’alternativa al primo ministro Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre, e affinchè vengano puniti i responsabili delle brutali operazioni di repressione messe in atto durante le proteste di questi mesi. Secondo l’ultimo bilancio riportato nel resoconto di al-Jazeera, sono stati circa 420 i morti causati dalla risposta delle forze di sicurezza. Questo ha spinto la Magistratura ad intervenire per tentare di individuare i responsabili delle operazioni di repressione, che hanno visto anche l’utilizzo di proiettili veri e gas lacrimogeni. 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.