Libia: l’Onu preoccupata per l’ingerenza russa

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 10:35 in Africa Libia

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Mentre l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, continua a condurre attacchi aerei contro la capitale Tripoli, l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé, ha espresso la propria preoccupazione circa il crescente sostegno di Mosca al conflitto, considerato uno dei maggiori fattori promotori dell’escalation degli ultimi giorni.

Le parole dell’inviato speciale sono giunte a margine degli incontri svoltisi a Roma dal 5 al 7 dicembre, in occasione del MED – Mediterranean Dialogues 2019, organizzati dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), in collaborazione con la Farnesina. Per Ghassan Salamé, la presenza russa, a fianco di Haftar, ha modificato gli equilibri strategici di un conflitto che, negli ultimi dieci giorni, si è spostato verso le aree urbane della capitale. Lo scenario futuro previsto prevede o una fase di stallo o nuovi progressi da parte dell’LNA.

Inoltre, che vengano nominati “mercenari” o “giovani appaltatori”, a detta dell’inviato delle Nazioni Unite, le forze di Mosca potrebbero contribuire a causare un “bagno di sangue” nella capitale, in quanto, da quando i russi si sono affiancati alle truppe di Haftar, l’offensiva su Tripoli ha ripreso vigore. Per questo motivo, la capitale potrebbe assistere ad una escalation ancora più violenta, e, in tal caso, numerose sarebbero le vittime civili.

Salamé ha poi affermato che la conferenza di Berlino, un incontro, promosso dalla Germania, che mira a riunire diversi attori internazionali per discutere della crisi libica, potrebbe essere minata dall’ingresso improvviso di Haftar a Tripoli. Se lo scenario bellico in Libia cambierà, gli sforzi delle Nazioni Unite, secondo Salamé, potrebbero essere gravemente danneggiati. Il meeting a Berlino era inizialmente atteso per novembre 2019 ma è stato più volte rinviato. L’inviato Onu, a tal proposito, ha rivelato che spera di poter organizzare la conferenza per la metà del mese di gennaio 2020, sottolineando come la via del dialogo sia ancora fondamentale per giungere ad una soluzione efficace e frenare la situazione di conflitto.

Più volte è stata segnalata la partecipazione di Mosca nel conflitto libico a fianco delle forze di Haftar. In particolare, come dichiarato anche dal governo tripolino, il 25 settembre scorso, vi sono circa 200 soldati mercenari appartenenti ad una compagnia militare privata, nota con il nome di “compagnia Wagner”, giunti in Libia nella prima settimana di settembre per prendere parte all’offensiva contro la capitale Tripoli.  In precedenza, Mosca era rimasta in secondo piano mentre erano gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto a svolgere un ruolo rilevante nel supportare militarmente Haftar. Tuttavia, nel settembre 2019, la campagna volta a prendere il controllo di Tripoli sembrava essere in una situazione di stallo e la Russia ha colto l’occasione per entrare in campo.

Parallelamente, una fonte interna all’esercito del governo di Tripoli ha affermato, il 7 dicembre, che le forze del cosiddetto governo di Accordo Nazionale sono riuscite a progredire verso l’asse di Yarmouk, dopo aver ostacolato l’esercito di Haftar mentre tentava di penetrare verso la medesima area. Inoltre, sono stati altresì catturati 5 militanti dell’LNA, nascosti tra le famiglie di un campo della zona.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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