Libano: si ritorna al punto di partenza

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 9:47 in Libano Medio Oriente

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, ha annunciato, l’8 dicembre, che le consultazioni volte a determinare il nuovo premier sono state nuovamente rimandate. Al momento, la data prevista è per il 12 dicembre.

In tal modo, sono svanite le possibilità di presentare un nuovo esecutivo al popolo libanese, ritornando ad un punto di partenza e riportando il Paese verso un destino sconosciuto, in cui la crisi politica sembra non trovare una soluzione. La decisione è giunta dopo che Samir Khatib, un ingegnere imprenditore considerato da molti il candidato favorito, si è ritirato dalla corsa alla presidenza del Consiglio.

È dal 29 ottobre scorso, giorno delle dimissioni dell’ex premier, Saad Hariri, che Beirut è in attesa di un nuovo governo. Tuttavia, diversi sono stati e continuano ad essere gli ostacoli che impediscono alle alleanze e ai partiti politici di trovare un accordo. Inoltre, secondo quanto rivelato dallo stesso Khatib, l’8 dicembre, la comunità sunnita ha riproposto di conferire ancora ad Hariri il mandato di primo ministro. Nel frattempo, la popolazione libanese continua ad occupare le strade del Paese, chiedendo una soluzione alla situazione di stallo sia politica sia economica.

In particolare, i manifestanti richiedono un nuovo esecutivo di tipo tecnocratico, formato da esperti in grado di mettere in atto le riforme necessarie a risanare il Paese, lontani da schieramenti e circoli politici considerati corrotti. Dal canto loro, le autorità politiche al potere hanno precedentemente avanzato la proposta di un governo misto, “tecno-politico”. Proposta respinta dai manifestanti ma precedentemente avallata dallo stesso Hariri.

In tale quadro, nella mattina di lunedì 9 dicembre, la popolazione libanese è scesa nuovamente per le strade di alcune città del Paese, tra cui Tripoli, la capitale del Nord, dove sono state bloccate le vie d’accesso principali ed è stato indetto uno sciopero generale. Il centro della capitale Beirut ha invece visto, nella sera dell’8 dicembre, decine di manifestanti riunitisi nel centro, nel tentativo di dirigersi verso la sede del Parlamento.

Le proteste in Libano sono scoppiate il 17 ottobre scorso. I manifestanti libanesi hanno da sempre richiesto le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere.

La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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