Kenya: attentato di Al-Shabaab, 10 morti

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 10:30 in Africa Kenya

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Almeno 10 persone, inclusi diversi agenti di polizia, sono state uccise nell’attentato contro un autobus avvenuto in una regione nel Nord-Est del Kenya, vicino al confine con la Somalia. Il veicolo, che appartiene alla Medina Bus Company, è stato preso d’assalto venerdì 6 dicembre, mentre viaggiava da Wajir a Mandera, due città situate nella desolata area di Kotulo. Sui media internazionali, tuttavia, la notizia è apparsa solo nel weekend, tra sabato 7 e domenica 8 dicembre. Il gruppo terroristico di al-Shabaab ha subito rivendicato l’attentato, dichiarando di aver ucciso “agenti segreti di sicurezza e impiegati governativi”. Secondo quanto riferito dalla polizia del Kenya, l’organizzazione ha scelto intenzionalmente di attaccare obiettivi non somali. Nell’area, però, i cittadini kenioti di etnia somala rappresentano la maggioranza degli abitanti.

“Diverse persone, inclusi ufficiali di polizia, sono stati brutalmente assassinati”, ha affermato il presidente keniota Uhuru Kenyatta in una dichiarazione rilasciata sabato 7 dicembre. Secondo fonti locali, i poliziotti uccisi sarebbero 7. Un testimone, interno agli apparati di sicurezza, ha confermato il numero delle vittime all’agenzia di stampa Agence France Presse. Alcune persone presenti sul luogo dell’attacco hanno riferito che i militanti avrebbero sparato ai loro obiettivi da una distanza ravvicinata, ma né la polizia né il governo hanno ancora reso noti i dettagli della vicenda.

Uno degli attentati più recenti verificatosi al confine tra il Kenya e la Somalia è avvenuto il 14 ottobre. In tale circostanza, almeno 10 poliziotti kenioti erano rimastati uccisi dall’esplosione di una mina posta sotto il loro veicolo. Secondo quanto riferito da autorevoli fonti interne, l’ordigno era stato fabbricato e collocato in quel tratto di strada da alcuni militanti dell’organizzazione islamista di Al Shabaab.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un’organizzazione jihadista somala fondata nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda, che mira a rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’ONU, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la sharia. L’organizzazione controlla la maggior parte del Paese, ma dal 2010 l’Unione Africana e le autorità locali hanno rafforzato la propria cooperazione militare, costringendo i terroristi ad abbandonare importanti roccaforti urbane. Tuttavia, i militanti, attivi soprattutto nel sud della Somalia, continuano a compiere attacchi sistematici contro hotel, posti di blocco militari e palazzi presidenziali. Il gruppo mira a rovesciare il governo somalo internazionalmente riconosciuto e ad eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana (AMISOM), delle quali fa parte anche un contingente kenyota, per imporre la propria interpretazione della legge islamica. I combattenti di Al-Shabaab sono stati spinti fuori da Mogadiscio nel 2011 grazie all’intervento delle forze governative e al contributo di circa 20.000 agenti della missione dell’Unione Africana.

Per arginare i movimenti transfrontalieri dei militanti dell’organizzazione, le forze militari del Kenya controllano una parte della Somalia meridionale, lungo la frontiera, a partire dal 2011. I kenioti, insieme alle milizie somale alleate, hanno combattuto più volte contro il gruppo terroristico Al-Shabaab per il controllo della regione. Per portare avanti il suo obiettivo di destabilizzare la regione, il gruppo si avvale spesso di rapimenti nell’area keniota. I militanti jihadisti sostengono che gli attacchi contro obiettivi collocati all’interno del Kenya rappresentano atti di vendetta contro la presenza delle truppe keniote in Somalia e nell’AMISOM.

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Chiara Gentili

di Redazione

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