Francia riceve 11 sospetti combattenti dell’ISIS dalla Turchia

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 18:30 in Francia Turchia

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La Turchia ha rimpatriato 11 sospetti combattenti dell’ISIS di nazionalità francese.

È quanto annunciato, lunedì 9 dicembre, dal Ministero dell’Interno di Ankara, ripreso da The Associated Press, il quale, tuttavia, non ha fornito i dettagli in merito alle identità dei combattenti, descritti come “foreign fighters”.

In seguito a tale annuncio, riporta il quotidiano online, sono diventati 71 i foreign fighters rimpatriati dalla Turchia dall’11 novembre al 9 dicembre 2019.

Nello specifico, lo scorso 11 novembre, la Turchia aveva annunciato la decisione di avviare i rimpatri verso i Paesi di origine degli oltre 1.200 combattenti detenuti nelle carceri turche e di alcuni dei 3,6 milioni di rifugiati siriani che Ankara ospita. Tale decisione seguiva l’operazione lanciata nel Nord-Est della Siria lo scorso 9 ottobre dal presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, nota con il nome “Fonte di Pace”. Con tale operazione, il presidente turco aveva dichiarato di agire per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi, considerati terroristi da Ankara, ma alleati degli Stati Uniti nel contrasto allo Stato Islamico. Le milizie curde gestivano i centri dove erano detenute le famiglie dei membri dell’ISIS. I campi controllati dai combattenti curdi nella Siria nordorientale ospitavano decine di migliaia di famiglie di membri dell’ISIS, tra cui 12.000 stranieri, 4.000 donne e 8.000 bambini. 

A tale riguardo, The Associated Press rivela che sebbene Ankara abbia già in passato rimpatriato i sospetti jihadisti, la questione era stata sollevata maggiormente al mancato supporto da parte dei Paesi occidentali all’operazione “Fonte di Pace”, considerata possibile causa di una nuova insorgenza dello Stato Islamico.

Dei 71 foreign fighters rimpatriati dalla Turchia, rivela il quotidiano, almeno 18 sono stati rinviati in Germania, mentre gli altri combattenti risultano essere cittadini statunitensi, danesi, irlandesi e olandesi. In aggiunta, secondo quanto si apprende, un cittadino australiano è stato rimpatriato domenica 8 dicembre.

La Turchia, inoltre, ricostruisce The Associated Press, è più volte stata accusata di favorire l’afflusso di migliaia di simpatizzanti dell’ISIS in Siria. Sebbene Ankara abbia smentito tali accuse, il quotidiano sottolinea che, negli anni della crescita dello Stato Islamico, il confine turco-siriano è stato il principale punto di arrivo in Siria dei cittadini intenzionati ad arruolarsi nell’ISIS. Poco dopo, però, la Turchia aveva deciso di incrementare i confini alla frontiera, schedando anche i possibili combattenti in arrivo negli aeroporti turchi e costruendo un muro nei pressi del confine con la Siria.

Lo scorso 3 dicembre, inoltre, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva chiesto al suo omologo turco di fornire dettagli in merito alla sua posizione nei confronti dell’ISIS. Nello specifico, Macron aveva sottolineato l’atteggiamento ambiguo di Ankara nei confronti dello Stato Islamico, perché “da un lato combatte contro chi ha collaborato con noi a sconfiggere l’ISIS e dall’altro talvolta collabora con i mandatari dell’ISIS”. Con tali parole, sottolinea Reuters, Macron aveva collegato direttamente Ankara ai combattenti dello Stato Islamico.

Stando alle stime fornite da Reuters, la Francia ha circa 400 cittadini, di cui 60 combattenti, attualmente detenuti nel Nord della Siria. Tuttavia, Parigi si è detta più volte contraria al rimpatrio dei propri cittadini, i quali, secondo i vertici francesi, devono essere sottoposti a processo nel Paese dove hanno commesso crimini.

Lo scorso 7 ottobre, il quotidiano francese France 24 aveva sottolineato che la Francia risulta particolarmente impegnata nel contrasto allo Stato Islamico dopo essere stata teatro di numerosi attacchi negli ultimi anni. A tale riguardo, il quotidiano The Independent aveva ricostruito che negli ultimi 4 anni sono stati 230 le morti causate dal terrorismo islamico in Francia.

Stando a quanto diffuso dal Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano del 2018, la minaccia terroristica jihadista nel Paese rimane significativa, come dimostrato dai due attentati di piccola scala di cui il Paese è stato teatro nel 2018. Secondo le stime del Soufan Group, inoltre, citate da Oldrich Bures in Terrorism and Political Violence, al maggio 2015 circa 1.700 cittadini francesi risultavano partiti per unirsi allo Stato Islamico in Siria e in Iraq.

Per quanto concerne la lotta all’estremismo violento, la Francia è un membro fondatore del Global Counterterrorism Forum ed è stata molto attiva nell’ambito della Coalizione Internazionale che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq. Parigi risulta inoltre attiva in operazioni antiterrorismo in Libia, Mali, nella regione del Sahel e nella regione del Lago Ciad.

Internamente, ad occuparsi  del monitoraggio dei sospetti terroristi è il Direttorato di intelligence della prefettura francese, ovvero la Direction du Renseignement de la préfecture de police de Paris (DR-PP), fondata il 27 giugno 2008.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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