Donbass: al via il vertice di Parigi, Putin incontra Zelenskij

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 9:30 in Russia Ucraina

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I leader dei paesi del “formato Normandia” (Germania, Russia, Ucraina, Francia), creato nei primi mesi del conflitto armato nel Donbass per risolvere la situazione nell’Ucraina orientale, si riuniranno oggi, lunedì 9 dicembre a Parigi per la prima volta dopo una pausa di tre anni. L’ultimo summit si era tenuto a Berlino il 19 ottobre 2016.

La lunga interruzione è dovuta alla mancata attuazione degli accordi di Minsk, per i quali a Berlino era stata lanciata una road-map nota come “Formula Steinmeier” che avrebbe dovuto portare alla demilitarizzazione, a elezioni nelle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk e al reintegro dei due territori sotto sovranità ucraina con ampia autonomia. 

Tuttavia il governo ucraino, allora guidato da Petro Poroshenko, ha rifiutato non solo di attenersi alla road-map, ma anche di discutere l’agenda politica degli accordi di Minsk, asserendo che Mosca stava continuando ad armare e a finanziare le milizie di Donetsk e Lugansk. Kiev ha continuato a inasprire il blocco economico, che ha impedito la soluzione dei problemi più urgenti degli abitanti del Donbass. Di tanto in tanto le parti sono riuscite a negoziare un cessate il fuoco, funzionato solo per brevi periodi, per poi riprendere la guerra con rinnovato vigore. Inoltre, si sono svolti numerosi scambi di prigionieri, non nell’ambito del gruppo di contatto, ma grazie ai contatti diretti del rappresentante del nuovo presidente ucraino Zelenskik, Viktor Medvedchuk, con il presidente russo Vladimir Putin.

La necessità di convocare un vertice del “formato Normandia” in Ucraina è stata discussa solo dopo la vittoria alle elezioni presidenziali dello scorso aprile di Voloadymyr Zelenskij. È salito al potere con la promessa di risolvere il conflitto e portare la pace nel paese e fin dai primi giorni ha sollevato la questione di un nuovo incontro. Le condizioni di Mosca per partecipare al vertice prevedevano innanzitutto l’obbligo di adempiere alle decisioni prese durante gli incontri del 2015-2016: ritirare le truppe da tre siti pilota, ottenere il consenso di Kiev a un accordo politico secondo la “formula di Steinmeier” e anche concordare i parametri del documento finale. Ora, dopo sei mesi di negoziati e nonostante l’opposizione di forze radicali, Kiev è stata in grado di soddisfare queste condizioni.

La sola organizzazione del vertice è considerata positiva da molti analisti. La Rada suprema, il parlamento monocamerale ucraino, attende i risultati dell’incontro di Parigi per votare la contestata autonomia per Donetsk e Lugansk; sono pronti ulteriori scambi gli scambi di prigionieri.

Zelenskij alla vigilia del vertice ha ripetutamente affermato che “si sta preparando molto seriamente per questo incontro” e che vorrebbe ottenere “risultati reali”. Il ministro degli Esteri Vadim Pristayko parla della prontezza di Kiev per un “ragionevole compromesso” e del desiderio di “portare a casa i progressi che gli ucraini hanno desiderato per così tanto tempo”.

Il presidente ucraino punta a un cessate il fuoco generalizzato. Ciò che è necessario “non è un falso cessate il fuoco, ma un serio cessate il fuoco con termini e obblighi chiari” – ha osservato.

Problema da risolvere sono le elezioni nel Donbass. Zelenskij vuole che si tengano dopo il rientro delle due regioni nel paese e soprattutto dopo che l’esercito ucraino avrà ripreso il controllo della frontiera con la Federazione russa. Le due entità autoproclamate non si fidano e intendono votare prima e tornare sotto l’autorità di Kiev solo dopo il voto e l’approvazione dell’autonomia da parte della Rada. Al vertice di Parigi questa è la posizione difesa da Mosca.

Putin ha ripetuto in diverse occasioni che il desiderio di pace di Zelenskij “è sincero”, tuttavia in un recente discorso, il presidente russo ha osservato che Kiev solleva continuamente questioni che Mosca considera “inaccettabili e controproducenti dal punto di vista della soluzione della crisi nel Donbass”. “Ad esempio, ora la tesi secondo cui gli accordi di Minsk dovrebbero essere rivisti viene presentata sempre più spesso e si questiona la legge sullo status speciale del Donbass adottata dalla Rada, che dovrebbe essere sostituita da un’altra” – ha ricordato. Mosca insiste inoltre sul fatto che Kiev dovrebbe dialogare direttamente con Donetsk e Lugansk.

A margine del vertice si terrà il primo incontro bilaterale tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelenskij. Lo ha confermato a poche ore dall’inizio dell’incontro l’assistente del presidente del leader del Cremlino, Jurij Ušakov. Rispondendo a una domanda su quali argomenti di cui Putin e Zelenskij possono discutere, Ušakov ha sottolineato che l’attuazione degli accordi di Minsk è all’ordine del giorno. “Vedremo” – ha risposto poi l’assistente di Putin a una domanda inerente alla disponibilità della parte russa a discutere varie idee di Kiev, tra cui la creazione di una “guardia municipale” nel Donbass.

Dall’aprile 2014, nell’est dell’Ucraina sono state proclamate le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk dalle locali autorità russofone, in risposta al violento cambio di governo a Kiev nel febbraio dello stesso anno che aveva portato alla sostituzione del presidente filo-russo Janukovič con un governo filo-occidentale. Le autorità locali hanno proclamato l’indipendenza delle due Repubbliche popolari in reazione all’abolizione del russo come lingua ufficiale da parte del governo di Kiev. Mosca, che nel marzo dello stesso anno aveva annesso la Crimea, ha sostenuto le due repubbliche

Gli accordi di Minsk , firmati nel settembre 2014 e febbraio 2015, hanno gettato le basi per una soluzione politica al conflitto, ma non sono mai stati attuati appieno e non hanno portato alla cessazione degli scontri, che secondo le Nazioni Unite ha provocato finora 13.000 morti. L’elezione di Volodymyr Zelenskij alla presidenza ucraina lo scorso aprile ha riaperto uno spazio di dialogo e da settembre è iniziato il ritiro delle truppe di tutti i contendenti dalle zone demilitarizzate create a Minsk attorno ai villaggi di Zalatoe e Petrovskoe. 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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