Argentina: in dubbio l’iscrizione di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste

Pubblicato il 9 dicembre 2019 alle 6:10 in Argentina Libano

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Il presidente eletto dell’Argentina, Alberto Fernández, potrebbe lasciar cadere l’inclusione di Hezbollah nel registro delle organizzazioni terroriste, come aveva fatto Mauricio Macri nel 2019. “È un problema della NATO, non il nostro” – ha affermato il probabile ministro della sicurezza del governo entrante.

L’insediamento di Alberto Fernández come nuovo presidente dell’Argentina apre la possibilità per il paese sudamericano di rivedere l’inclusione dell’organizzazione sciita libanese Hezbollah nel registro delle “organizzazioni terroriste” creato dal governo di Mauricio Macri lo scorso luglio.

Il “Registro pubblico delle persone e delle entità legate ad atti di terrorismo e il loro finanziamento” è stato creato formalmente il 17 luglio 2019 con un decreto firmato dal presidente Macri e dal suo ministro della sicurezza Patricia Bullrich. La misura è stata presentata al momento del venticinquesimo anniversario dell’attentato all’Associazione Mutuale Israelita Argentina (AMIA), che causò 85 morti, in cui sono coinvolti l’Iran ed Hezbollah e che è ancora oggetto di indagini e violente polemiche in Argentina. La creazione della lista precedette inoltre di pochi giorni una visita del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, a Buenos Aires.

Sebbene non lo menzionasse specificamente, il Registro includeva l’organizzazione libanese Hezbollah, coinvolta dalla giustizia argentina nell’attacco contro l’AMIA del 18 luglio 1994. 

L’inclusione di persone o organizzazioni nel registro consente di “identificare in modo affidabile” i propri membri, oltre a congelare le attività finanziarie di tutti i soggetti coinvolti.

La risoluzione fu salutata con favore dalla comunità ebraica e da numerosi analisti, ma messa in discussione dalla comunità araba in Argentina. A luglio, l’analista internazionale Galeb Moussa, ex presidente della Federazione delle entità arabe argentine di Buenos Aires, aveva affermato alla stampa che i magistrati “non hanno nessuna prova per dichiarare Hezbollah come un’organizzazione terroristica”. Moussa lamentava inoltre l’influenza della diplomazia statunitense e israeliana sui governi di Argentina, Paraguay e Brasile, che a metà del 2019 hanno intrapreso lo stesso percorso per designare Hezbollah come “terrorista”.

Nel mezzo della transizione in corso nel paese australe, la politica di Alberto Fernández sulla sicurezza potrebbe rappresentare un significativo cambiamento rispetto a Macri, se si confermasse la ventilata nomina a capo del Ministero della Sicurezza, dell’antropologa sociale e ricercatrice presso il Conicet (Consiglio nazionale di ricerca scientifica e tecnica) Sabina Frederic. 

Di recente, Frederic si è espressa contro l’inclusione di Hezbollah nel registro delle organizzazioni terroriste dell’Argentina. “È per assumerci un problema che non abbiamo. Era una richiesta dagli Stati Uniti al governo. Il terrorismo è un problema della NATO, non è nostro” – ha dichiarato in un’intervista.

La questione era stata affrontata verso la fine di novembre dallo stesso Alberto Fernández in un incontro che aveva avuto con l’ambasciatore israeliano in Argentina Galit Ronen. Sebbene non vi sia stata alcuna conferma ufficiale del contenuto della riunione, i media argentini hanno riferito che il presidente eletto ha trasmesso al diplomatico la sua intenzione di rimuovere l’organizzazione libanese dall’elenco dei terroristi.

Sin dalla riunione tra il presidente eletto e l’ambasciatore Ronen sono iniziate le tensioni diplomatiche tra l’Argentina e Israele, che in ripetute occasioni ha manifestato il suo malessere per la possibile decisione di Fernández.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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