Iran svela il piano economico di “resistenza” contro le sanzioni USA

Pubblicato il 8 dicembre 2019 alle 14:31 in Iran Medio Oriente

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha annunciato quello che ha definito un “piano di resistenza” da 39 miliardi di dollari per contrastare le sanzioni statunitensi.

Il presidente ha affermato, l’8 dicembre, che il budget stanziato ammonta a 39 miliardi di dollari ed è stato ideato per aiutare il popolo iraniano a superare le difficoltà economiche. Rouhani ha specificato che l’obiettivo di tale misura è quello di ridurre le problematiche legate alla forte recessione economica che la Repubblica Islamica sta vivendo, a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Le conseguenze principali sono che la moneta iraniana è in caduta libera e ha portato l’inflazione al di sopra del 40%. Di conseguenza, i prezzi delle importazioni sono aumentati. Rouhani ha dichiarato al Parlamento che la nuova misura, che include un aumento dei salari del 15% nel settore pubblico, “è un piano di resistenza e perseveranza contro le sanzioni”.

“Gestiremo il Paese, soprattutto per quanto riguarda il petrolio”, ha riferito il presidente iraniano. Il piano dovrebbe compensare un calo previsto del 40% delle entrate petrolifere. Inoltre, per effettuare tale politica, l’Iran beneficerà di un supporto da parte della Russia pari a 5 miliardi di dollari. I dettagli della questione sono ancora in fase di definizione. “Sappiamo che in questa situazione di sanzioni e pressioni, le persone sono in difficoltà. Sappiamo che il potere d’acquisto dei cittadini è diminuito”, ha affermato Rouhani. “Le nostre esportazioni, le nostre importazioni, il trasferimento di denaro, i nostri cambi incontrano molti problemi. Sappiamo tutti che ci sono problemi nell’esportazione di petrolio. Eppure, allo stesso tempo, ci sforziamo di ridurre la difficoltà di sostentamento delle persone”, ha aggiunto.

Rouhani ha poi sottolineato che, nonostante le sanzioni statunitensi, il suo governo ha stimato che l’economia non petrolifera dell’Iran “rimarrà positiva” quest’anno. “Contrariamente a quanto pensavano gli americani, che con le sanzioni l’economia del nostro Paese avrebbe sofferto, grazie a Dio abbiamo scelto la strada giusta… e stiamo andando avanti”, ha affermato. Il progetto dovrebbe essere lanciato alla fine di marzo 2020, ma il piano deve essere esaminato e approvato dal Parlamento iraniano. 

La tensione tra Washington e Teheran è cominciata ad aumentare a seguito del  ritiro unilaterale americano, annunciato l’8 maggio 2018, dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare, firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Tale ritiro ha causato la re-imposizione delle sanzioni statunitensi contro la Repubblica Islamica. Inoltre, il 22 aprile 2019 gli Stati Uniti avevano annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni USA agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. 

Il rapporto tra Stati Uniti e Iran rimane teso. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Aeree americane, David Goldfein, sabato 16 novembre, ha esortato i Paesi del Golfo Arabo a riconciliare le differenze tra loro e coordinare le capacità militari per far fronte comune contro Teheran. L’esercito degli Stati Uniti starebbe valutando un potenziale aumento delle truppe statunitensi in Medio Oriente legato alle preoccupazioni che l’Iran possa compiere azioni aggressive nella regione. Alcuni funzionari statunitensi, parlando in condizione di anonimato, hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che gli Stati Uniti stavano prendendo in considerazione l’invio di migliaia di truppe aggiuntive in Medio Oriente in funzione deterrente per l’Iran.

Tuttavia, è stato specificato che nessuna decisione è ancora stata presa. I funzionari hanno citato fonti dell’intelligence, affermando che l’Iran ha riposizionato le proprie forze e armamenti. Tuttavia, mercoledì 4 dicembre, il Pentagono ha negato fermamente un rapporto del Wall Street Journal secondo cui Washington stava prendendo in considerazione l’invio di 14.000 truppe aggiuntive nella regione. Il Congresso ha fatto pressioni su John Rood, funzionario del Pentagono, su tale argomento il 5 dicembre. “In base a ciò che stiamo vedendo in relazione alle preoccupazioni per il quadro delle minacce, è possibile che dovremmo modificare la nostra posizione di forza”, ha affermato Rood. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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