Afghanistan: due operazioni contro i talebani nel Sud

Pubblicato il 8 dicembre 2019 alle 19:50 in Afghanistan Asia

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Almeno 25 talebani sono stati uccisi in due operazioni separate nelle province meridionali di Zabul e Uruzgan, secondo quanto ha riferito il Ministero della Difesa in una nota, domenica 8 dicembre.

Almeno 14 talebani sono stati uccisi in un attacco aereo nel distretto di Zabul Shahr-e-Safa, secondo la dichiarazione che aggiunge che nell’operazione “sono state distrutte anche armi e ordigni esplosivi”. Inoltre, le forze speciali afghane hanno effettuato un raid a Trinkot, nella provincia di Uruzgan, in cui 11 talebani hanno perso la vita. Tra questi, c’era il comandante locale dei militanti, Mullah Mohammad Akbar Mutaqi. “L’operazione è stata lanciata a Trinkot con il supporto delle forze aeree contro quattro fortezze talebane”. Inoltre, numerosi veicoli e armi sono stati sequestrati dalle forze speciali, secondo il governo afghano. I talebani non hanno ancora commentato le operazioni.

Il Paese continua ad essere scosso dalle violenze. Almeno 10 poliziotti afgani sono stati uccisi in uno scontro con i talebani, nel distretto di Imam Sahib, nella provincia afghana Nord-orientale di Kunduz la sera del 5 dicembre. Almeno 6 persone, tra cui 1 medico giapponese e 1 soccorritore, sono state uccise dopo che un gruppo di uomini armati ha attaccato il loro veicolo nella città orientale afgana di Jalalabad. Tetsu Nakamura, capo del supporto medico dell’ONG “Peace Japan”, è morto il 4 dicembre a causa delle ferite riportate nell’assalto. Anche gli altri 5 membri afgani del suo team sono deceduti, insieme alle guardie di sicurezza, all’autista e un passeggero. “Purtroppo, il dottor Nakamura è deceduto a causa delle ferite riportate nell’attacco armato di questa mattina”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Attaullah Khogyani, portavoce del governatore della provincia di Nangarhar, dove si trova la città di Jalalabad. 

Le continue violenze in Afghanistan stanno mettendo in dubbio la possibilità di instaurare un processo di pace duraturo, tramite un dialogo con i talebani, il gruppo militante islamista più letale del Paese. Le speranze di tornare al dialogo con le forze anti-governative erano aumentate a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo, in cambio del rilascio 10 forze di sicurezza afghane e 2 ostaggi occidentali, entrambi professori, un americano e un australiano, effettuato il 19 novembre. Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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