Siria: cosa succede nel Nord del Paese

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 12:44 in Medio Oriente Siria

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L’area rurale Sud-orientale di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, continua ad assistere, stando alle ultime notizie del 6 dicembre, a violenti scontri tra le forze del regime siriano e quelle di opposizione.

Parallelamente, gli assi di Umm Jalal e Umm at-Tin, anch’essi posti nel distretto di Maarrat al-Nu’man, sono sotto forte pressione da parte del regime, il quale continua a condurre bombardamenti e attacchi aerei, coadiuvato da aerei da guerra ed elicotteri dell’aviazione russa. In particolare, una fonte interna alle fazioni di opposizione ha riferito che le forze del regime hanno preso il controllo, giovedì 5 dicembre, del villaggio di Umm al-Tin, dopo aver condotto centinaia di raid aerei.

Le forze del regime, concentrate a Khan Shaykhun, attraverso i propri attacchi aerei, stanno provando a progredire verso l’area Sud-orientale di Idlib, nel tentativo di farsi strada in direzione Maarat al-Nu’man. Quest’ultima rappresenta una delle maggiori città dell’area e, non da ultimo, è situata sulla strada internazionale, dal nome M5, che collega Aleppo, a sua volta la maggiore città del Nord del Paese, con Hama, nel centro della Siria.

In tale quadro, la Turchia ha annunciato, nella sera del 4 dicembre, l’invio di nuovi rinforzi militari verso le proprie postazioni nella provincia di Idlib, oltre a veicoli corazzati, portaerei e altri tipi di armi e munizioni. Ad Ankara sono stati assegnati 12 posti di osservazione nei pressi della provincia di Idlib, secondo le intese con la Russia. Tuttavia, la presenza turca non ha impedito l’avanzata del regime siriano, che da tempo evita di confrontarsi con le forze di Ankara in tale area.

Anche il Nord-Est della Siria ha assistito, a partire dal 4 dicembre, a scontri sporadici tra le Syrian Democratic Forces (SDF) e l’Esercito Nazionale Siriano, affiliato con l’opposizione, nel Nord di Raqqa, e, nello specifico, nel villaggio di al-Arida. Secondo quanto riferito successivamente, il 5 dicembre, ciò ha impedito alle forze sia turche sia russe di condurre le proprie operazioni di pattugliamento, precedentemente concordate, ad al-Hasakah, nell’estremo Nord del Paese. A tal proposito, secondo un precedente accordo, Mosca può entrare nelle città di Ain Issa, nel Nord di di Raqqa, di Tell Tamr e Amuda, nell’area rurale di al-Hasakah, al fine di evitare uno scontro tra l’Esercito Nazionale Siriano e le SDF.

Con “Esercito Nazionale” si fa riferimento alla Turkish-backed Free Syrian Army (TFSA). Si tratta di un gruppo militare costituitosi il 30 dicembre 2017, formato da arabi siriani e turkmeni siriani, attivi nel Nord-Est della Siria e cooptati da Ankara anche precedentemente, con l’obiettivo di contrastare la presenza curda. Nel corso delle ultime settimane, tali milizie si sono ritirate, insieme ai propri armamenti, dall’area rurale di al-Hasakah, a seguito dell’accordo tra Russia e Turchia, così da consentire l’ingresso delle forze del regime siriano.

La Siria è testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha documentato la morte di 1.000 persone tra aprile e agosto 2019, oltre allo sfollamento di circa 400.000 civili nella Siria Nord-occidentale, a causa delle azioni militari condotte dalle forze di Assad, con il supporto dell’aviazione russa.

Altro episodio che ha interessato la Siria negli ultimi mesi è l’operazione, dal nome “Fonte di pace”, promossa dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo mira a contrastare le milizie curde, considerate da Ankara una minaccia per l’integrità territoriale del Paese, in quanto fazioni terroristiche. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre, senza, però, porre fine ai combattimenti. Il 22 ottobre, Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa sulla questione. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde da una “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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