Il possibile stanziamento di nuove truppe USA in Medio Oriente

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 13:39 in Medio Oriente USA e Canada

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L’esercito degli Stati Uniti starebbe valutando un potenziale aumento delle truppe statunitensi in Medio Oriente legato alle preoccupazioni che l’Iran possa compiere azioni aggressive nella regione.

Alcuni funzionari statunitensi, parlando in condizione di anonimato, hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che gli Stati Uniti stavano prendendo in considerazione l’invio di migliaia di truppe aggiuntive in Medio Oriente in funzione deterrente per l’Iran. Tuttavia, è stato specificato che nessuna decisione è ancora stata presa. I funzionari hanno citato fonti dell’intelligence, affermando che l’Iran ha riposizionato le proprie forze e armamenti. Tuttavia, mercoledì 4 dicembre, il Pentagono ha negato fermamente un rapporto del Wall Street Journal secondo cui Washington stava prendendo in considerazione l’invio di 14.000 truppe aggiuntive nella regione. Il Congresso ha fatto pressioni su John Rood, funzionario del Pentagono, su tale argomento il 5 dicembre. 

“In base a ciò che stiamo vedendo in relazione alle preoccupazioni per il quadro delle minacce, è possibile che dovremmo modificare la nostra posizione di forza”, ha affermato Rood. “Stiamo sempre prendendo in considerazione un aumento e in effetti, in base alla situazione delle minacce in Medio Oriente, lo stiamo valutando e, se necessario, il segretario alla Difesa mi ha detto che intende apportare modifiche alla nostra posizione di forza”, ha aggiunto Rood. Alcuni membri del congresso sono sembrati frustrati dalle risposte di Rood. Il senatore repubblicano, Josh Hawley, ha dichiarato di voler interrogare a tale riguardo il segretario alla Difesa, Mark Esper. “Mi piacerebbe sentirlo perché il Pentagono ha fatto diverse dichiarazioni pubbliche contraddittorie”, ha affermato Hawley. Gli Stati Uniti hanno già inviato circa 14.000 truppe aggiuntive in Medio Oriente da maggio, sostenute da bombardieri e personale della difesa aerea, per fungere da deterrente contro ciò che Washington afferma essere un provocatorio comportamento iraniano.

Il 6 maggio, l’allora consigliere per la Sicurezza Nazionale USA, John Bolton, aveva riferito che gli Stati Uniti stavano schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio 2019, Teheran aveva annunciato che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015. Mercoledì 15 maggio, Washington aveva ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” aveva riferito Trump a seguito di un attacco del 19 maggio contro la capitale irachena di Baghdad a pochi passi dall’ambasciata americana in Iraq. Gli Stati Uniti ritenevano l’Iran responsabile. Il 30 maggio, l’Arabia Saudita è stata promotrice del vertice della Mecca, alla luce dell’escalation di eventi nella regione, scaturiti in particolare dagli attriti tra Stati Uniti e Iran. Nel comunicato finale del vertice, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” per mano delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, contro le navi saudite ed emiratine.

Il rapporto tra Stati Uniti e Iran rimane teso. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Aeree americane, David Goldfein, sabato 16 novembre, ha esortato i Paesi del Golfo Arabo a riconciliare le differenze tra loro e coordinare le capacità militari per far fronte comune contro Teheran. In occasione di una conferenza di Capi di Stato Maggiore a Dubai, Golfein ha affermato: “Quando un missile o un UAV (drone) sarà in rotta dall’Iran allora non sarà il momento di riconciliare le lamentele passate. Quel tempo è adesso. Oggi. Nessun Paese ha tutto ciò di cui ha bisogno per difendersi, ma insieme abbiamo esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per la difesa collettiva ”, ha affermato Goldfein. “Abbiamo la possibilità di iniziare proprio ora mentre affrontiamo un avversario comune che sembra impegnato a scatenare contrasti in tutta la regione.” Sottolineando il principio di sicurezza collettiva, Goldfein ha affermato che la migliore possibilità di difendere gli Emirati Arabi Uniti potrebbe essere dal Qatar o dalla vicina Oman . “I vicini a destra e a sinistra che per geometria hanno possibilità di tiro migliore”, ha sostenuto.

La tensione tra Washington e Teheran è cominciata ad aumentare a seguito del  ritiro unilaterale americano, annunciato l’8 maggio 2018, dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare, firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Tale ritiro ha causato la re-imposizione delle sanzioni statunitensi contro la Repubblica Islamica. Inoltre, il 22 aprile 2019 gli Stati Uniti avevano annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni USA agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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