Migranti, Europa: “La Bosnia deve immediatamente chiudere Vucjak”

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 15:35 in Balcani Immigrazione

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Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha dichiarato che la Bosnia deve “immediatamente” disporre la chiusura del campo profughi di Vucjak e adottare misure concrete per migliorare le condizioni di vita dei migranti nel Paese.

È quanto dichiarato da Mijatovic al termine di una visita ufficiale di quattro giorni in Bosnia ed Erzegovina, dove il commissario ha potuto verificare le condizioni dei migranti ospitati dal campo di Vucjak, definite “vergognose”.

Vucjak è una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine nei pressi di Bihac, nel Nord-Ovest della Bosnia, nei pressi del confine con la Croazia, Paese membro dell’UE e quindi meta ambita dei migranti. Stando alle testimonianze raccolte dal Washington Post, la pioggia autunnale ha ormai trasformato Vucjak in un ammasso di fango, circondato da rifiuti e da migranti che dormono in condizioni di igienico sanitarie degradanti.

Il campo di Vucjak è sorto quest’anno, in modo improvvisato, su volere delle autorità locali. I migranti lo hanno soprannominato “la giungla”, data anche la presenza di animali nel centro, mentre le ONG hanno più volte evidenziato l’inadeguatezza della struttura. Da parte loro, le autorità sostengono di non poter procedere con la chiusura del centro di Vucjak se non dopo aver prima individuato un’altra località dove trasferire i migranti.

Tuttavia, Mijatovic ha dichiarato di ritenere scorretta anche la messa a disposizione del sito di Vucjak sin dal principio, motivo per cui si rivela sempre più urgente, a detta del commissario, la redistribuzione dei migranti che si trovano nel campo del Nord della Bosnia. Tale visione sembra tuttavia essere condivisa anche dal Ministero della Sicurezza bosniaco, il quale, ha dichiarato l’inviato del Consiglio d’Europa, ha confermato l’imminenza della redistribuzione dei migranti.

Con l’arrivo del freddo, ha sottolineato Mijatovic, le condizioni sono peggiorate ulteriormente e i migranti non dispongono di servizi igienici o sanitari, né di acqua corrente, oltre a non avere vestiario adeguato alle basse temperature.

Il viaggio del Commissario del Consiglio d’Europa è proseguito anche nel Cantone di Una-Sana, le cui strutture sono anch’esse in stato di sovraffollamento, ma, secondo Mijatovic, in condizioni migliori rispetto al centro di Vucjak.

Il think tank del Parlamento europeo aveva già rivelato, lo scorso 14 novembre, che la Bosnia è divenuta uno snodo di passaggio per i migranti che intendono raggiungere l’Europa occidentale a partire dall’inizio dello scorso anno. Attualmente, secondo le stime dell’UE, sono circa 8.000 i migranti presenti nel Paese, principalmente provenienti dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente. La capienza dei centri di accoglienza è stata estesa nel corso del 2018 grazie ai fondi europei, ma rimane insufficiente a garantire una copertura totale delle esigenze.

Nel 2019, nonostante una ulteriore tranche di aiuti economici europei, il governo bosniaco non ha individuato ulteriori località da riconvertire in centri di accoglienza temporanei. In aggiunta, le autorità bosniache negano il diritto di asilo ai migranti che ne fanno appello.

Di recente, informa il Parlamento europeo, le autorità locali del cantone di Una Sana, ovvero nei pressi di Bihac, il quale in primis è colpito dall’emergenza migratoria, ha fatto ricorso ad azioni quali la restrizione del movimento e il trasferimento forzato dei migranti presso il centro di Vucjak, il quale non è in condizioni per poter essere abitato da esseri umani, in virtù dei rischi sanitari e di sicurezza che comporta. Secondo il Parlamento europeo, il cantone di Una Sana si trova in condizioni di crisi umanitaria. In assenza di una pronta risposta e di un coordinamento tra autorità statali e locali, l’intero Paese, avverte l’UE, può essere teatro di una crisi umanitaria ancora maggiore.

Anche il governo croato è stato accusato da alcune ONG e organizzazioni internazionali di essere colpevole del respingimento dei migranti al confine con la Bosnia, il che rappresenta una violazione del diritto internazionale.   Da parte sua, la Croazia si è impegnata a voler scoprire di più in merito alle accuse di maltrattamento dei migranti e dei rifugiati che si trovano presso i suoi confini.

A tale riguardo, il commissario Mijatovic ha espresso la propria preoccupazione, sottolineando come il respingimento di migranti al confine rappresenti una violazione della Convenzione europea dei diritti umani, oltre che delle garanzie stabilite dal diritto internazionale sull’asilo. Tali punti, ha sottolineato Mijatovic, erano già stati evidenziati al premier croato nell’ottobre 2018, ma la situazione è continuata a degenerare, motivo per cui le autorità di Zagabria sono state chiamate dall’Europa a interrompere tale pratica, la quale dovrà essere oggetto di indagine indipendente.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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