Libia: un nuovo video dell’ISIS

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 9:03 in Africa Libia

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L’organizzazione terroristica dello Stato Islamico ha trasmesso e diffuso, il 5 dicembre, un video in cui vengono mostrati gli omicidi ed i massacri perpetrati contro cittadini libici.

Il video, della durata di 31 minuti, è stato trasmesso dall’agenzia affiliata Amaq. Il titolo che lo accompagna è: “Cacciateli da dove vi hanno cacciato”.

Tra le vittime filmate vi sono altresì funzionari governativi, precedentemente catturati dal gruppo terroristico nel corso delle proprie operazioni, anch’essi vittime delle esecuzioni di massa compiute, in particolare, nell’area di al-Fuqaha, nel Sud della Libia. Una parte del filmato mostra gruppi di prigionieri in un’area desertica, ammanettati, mentre i terroristi sparano loro alla testa. In un’altra sezione, invece, vengono compiute operazioni brutali contro un altro gruppo di cittadini. Alcune famiglie delle vittime hanno appreso della morte dei propri cari solo dopo la trasmissione del video. Alcuni parenti hanno rivelato che si trattava di persone detenute da più di un anno e di cui  non avevano ricevuto più notizie.  

Il video mostra altresì attacchi ad opera di combattenti dell’ISIS, alcuni in uniforme militare e altri vestiti di nero, sempre nella città di al-Fuqaha. Questi sono stati ripresi a bordo di veicoli a quattro ruote mentre circolano nel deserto, o mentre appiccano il fuoco a sedi governative, tra cui il quartier generale delle forze di sicurezza e della Guardia municipale. Tra le immagini trasmesse vi sono poi assalti alle abitazioni civili, arresti e uccisione di cittadini, tra cui il sindaco di al-Fuqaha, a colpi di arma da fuoco. Il video ha messo in luce le grandi capacità logistiche dell’organizzazione ed il loro arsenale, composto da diversi tipi di armi.

La città di al-Fuqaha, situata nella regione di Jufra, è sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico ed è stata attaccata più volte dallo Stato islamico. Uno degli ultimi attacchi risale al mese di aprile scorso, quando combattenti del gruppo hanno attaccato la città e ucciso due persone, oltre a rapire un cittadino e dando fuoco ad abitazioni e edifici governativi.

La presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia.

Lo Stato Islamico in Libia è presente attraverso tre ramificazioni, che prendono il nome dalle province di appartenenza. In particolare, Fezzan, situata nel deserto del Sud, Cirenaica, nell’Est, e Tripolitania, nell’Ovest. Tutti e tre i sottogruppi hanno giurato fedeltà al leader defunto Abu Bakr al-Baghdadi il 13 novembre 2014.

Il 15 novembre scorso, poi, i militanti dello Stato Islamico in Libia hanno giurato fedeltà al nuovo leader dell’ISIS, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, succeduto ad al-Baghdadi il 31 ottobre scorso. Nel video trasmesso, ogni foto riporta una didascalia che cita: “Siamo a lato delle truppe del califfato del principe dei fedeli, lo sceicco jihadista, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi (che Allah lo protegga)”.

Il Global Terrorism Index 2019, relativo al 2018, ha inserito la Libia al 12esimo posto tra i Paesi che subiscono maggiormente la minaccia terroristica, con un indice pari a 6,76 su 10. Nonostante le capacità militari dello Stato Islamico siano notevolmente diminuite, il gruppo terroristico è ancora in grado di condurre attacchi contro obiettivi occidentali locali e nella regione circostante.

Nell’ambito della lotta contro l’ISIS, un ruolo di rilievo è stato svolto da Washington e dal comando statunitense in Africa (AFRICOM), responsabile di diversi attacchi aerei condotti contro le milizie terroristiche, situate in aree definite principali per la produzione di petrolio del Paese. Tra il 20 ed il 30 settembre scorso, quattro attacchi aerei hanno causato la morte di 43 militanti dello Stato Islamico ma, a detta di un funzionario della difesa statunitense, in Libia vi sono ancora circa 100 combattenti jihadisti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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