L’Europa ritorna a mettere in guardia l’Iran

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 10:14 in Europa Iran

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Gli ambasciatori di tre Paesi Europei, ovvero Regno Unito, Francia e Germania, hanno rivelato che l’Iran sta sviluppando un nuovo sistema di missili balistici, in violazione con l’accordo sul nucleare del 2015.

In particolare, in una lettera di tre pagine in circolazione dal 4 dicembre, le tre potenze europee specificano che si tratta di Shabab-3, un missile balistico a medio raggio dotato di veicoli di rientro, che sarebbe in grado di raggiungere anche Israele o i confini dell’Europa occidentale, e di abbattere sistemi di difesa missilistica tradizionali. Non da ultimo, il sistema sarebbe in grado di caricare armi nucleari. Ciò viola una delle clausole dell’accordo raggiunto a Vienna nel 2015, con cui si invitava l’Iran a non intraprendere alcuna attività di ricerca relativa allo sviluppo di missili balistici e di armi nucleari, fino a otto anni dalla firma dell’accordo.

Pertanto, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, è stato invitato ad informare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di tale situazione, nel prossimo dossier che verrà elaborato e presentato nelle prossime settimane. Nel frattempo, per venerdì 6 dicembre, è previsto un incontro tra le potenze europee e l’Iran, a Vienna, per cercare di salvare l’accordo sul nucleare. In particolare, si prevede che l’Europa inviterà nuovamente Teheran ad attenersi al patto per non incorrere in sanzioni da parte delle Nazioni Unite.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti.

Al momento, per alcuni, le prospettive di un accordo sembrano scarse, considerata la rabbia di Teheran per le sanzioni statunitensi. Non da ultimo, l’Iran, nella giornata del 5 dicembre, ha contestato la lettera delle potenze europee, definendola una “menzogna disperata”. In particolare, l’inviato dell’Iran alle Nazioni Unite, Majid Takhte Ravanchi, in una lettera indirizzata a Guterres, ha specificato che Teheran continuerà con le proprie attività relative allo sviluppo di missili balistici e veicoli spaziali ma ciò puramente con scopi difensivi. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha invece affermato, sul proprio account Twitter, che la menzogna dell’Europa rappresenta un tentativo di rimediare alla sua incapacità di adempiere agli impegni previsti dal JCPOA.

A seguito del ritiro di Washington e delle sanzioni imposte, con conseguenti ripercussioni per l’economia di Teheran, l’Iran ha più volte minacciato di ritirarsi dall’accordo, diminuendo gradualmente i propri adempimenti, vista la mancata risposta da parte europea nel salvaguardarlo. Il 7 novembre, l’Agenzia iraniana per l’Energia atomica aveva reso noto che Teheran aveva dato inizio alle procedure di arricchimento dell’uranio presso l’impianto sotterraneo di Fordow. Come specificato anche dal presidente iraniano, Hassan Rouhani, si era trattato della quarta mossa verso una graduale riduzione degli impegni.

Da parte europea si è cercato, a più riprese, di salvare l’accordo. Non da ultimo, il 2 settembre scorso, nel corso di una riunione tenutasi a Parigi con una delegazione iraniana, la Francia ha offerto all’Iran una linea di credito dal valore di 15 miliardi di dollari, in cambio del completo rispetto dell’accordo del nucleare. Nonostante l’opposizione da parte degli Stati Uniti, Parigi avrebbe voluto contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi, e garantendo entrate petrolifere.

Oltre all’incontro del 6 dicembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe riunirsi il 20 dicembre per valutare la situazione e, soprattutto, gli adempimenti da parte iraniana, nel tentativo di salvare l’accordo e limitare ulteriori minacce per la sicurezza internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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