La polizia di Hong Kong chiede una manifestazione pacifica

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 9:10 in Asia Cina

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Il capo della polizia di Hong Kong ha chiesto ai cittadini di mantenere un clima pacifico durante le manifestazioni, in vista di una grande marcia pro-democrazia domenica 9 dicembre.

Giovedì 5 dicembre, la polizia ha dato il via libera alla manifestazione, organizzata dal Fronte per i Diritti Umani e Civili, il gruppo che ha lanciato numerose delle marce a cui hanno partecipato milioni di persone quest’estate. La protesta di domenica 8 dicembre sarà un indicatore chiave del sostegno popolare al movimento che chiede maggiore democrazia a Hong Kong, il quale ha ottenuto un’ampia vittoria alle elezioni locali. Parlando con i giornalisti prima di partire per una “visita di cortesia” a Pechino, il nuovo commissario di polizia, Chris Tang, ha esortato i cittadini della città a dare l’esempio a tutto il mondo. “Speriamo che i nostri cittadini possano mostrare al mondo intero che le persone di Hong Kong sono in grado di organizzare una manifestazione su larga scala in modo ordinato e pacifico”, ha affermato. “Chiediamo a chi organizza di aiutare la polizia a mantenere l’ordine”, ha aggiunto.

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

Nonostante la città abbia vissuto un periodo di relativa calma, a seguito delle elezioni locali, che si sono svolte nella giornata del 24 novembre. I partiti pro-democrazia hanno vinto ben 278 dei 344 seggi nel consiglio distrettuale. I partiti pro-Pechino ne hanno conquistati, invece, 42 e gli indipendenti 24. Molti personaggi di spicco del movimento di protesta hanno guadagnato un posto nel consiglio. Inoltre, i partiti pro-democrazia sono riusciti ad assicurarsi il controllo della maggioranza in 12 distretti su 18. Un risultato straordinario se si pensa che alle precedenti elezioni non controllavano nessuno di questi. A seguito delle elezioni, Hong Kong ha goduto di un periodo di relativa calma, uno stato che il nuovo capo della polizia ha dichiarato di sperare di poter mantenere. “Nelle ultime due settimane la città è stata relativamente pacifica”, ha osservato. “Quando i cittadini hanno la possibilità di prendere una pausa, speriamo che le persone violente smettano davvero di impegnarsi in attività illegali”, ha aggiunto.

Il mese di novembre ha visto alcune delle peggiori violenze da parte dei manifestanti e delle forze di polizia. Lunedì 11 novembre, un agente di polizia ha sparato a distanza ravvicinata contro una persona che faceva parte delle proteste. Lo stesso giorno, in un incidente separato, un uomo che esternava posizioni pro-Pechino è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme dai manifestanti. Alcuni agenti di polizia utilizzano largamente sistemi repressivi e violenti di controllo della folla. Anche tra i manifestanti ci sono elementi estremamente belligeranti, che non risparmiano l’utilizzo di bombe molotov, il lancio di pietre e mattoni e la costruzione di barricate a cui viene spesso dato fuoco. 

Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong hanno 4 principali richieste, oltre quella relativa al ritiro di una proposta di legge che permetteva l’estradizione in Cina, che l’esecutivo di Hong Kong ha cancellato definitivamente il 4 settembre. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La seconda è quella di ottenere elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La terza richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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