La guerra di insulti tra USA e Corea del Nord

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 16:25 in Corea del Nord USA e Canada

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Il nuovo scontro verbale tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente della Corea del Nord, Kim Jong Un, rischia di minare ulteriormente i rapporti tra i due Paesi.

Trump ha utilizzato l’appellativo “Rocket Man” riferendosi al leader supremo della Corea del Nord e ha aggiunto che gli Stati Uniti si riservano il diritto di usare la forza militare contro il Paese asiatico. Trump ha affermato, martedì 3 dicembre, che ha ancora fiducia nel leader nordcoreano, ma ha osservato che a Kim “piace lanciare missili”. “Ecco perché lo chiamo Rocket Man”, ha dichiarato Trump ai giornalisti in una riunione della NATO a Londra. In risposta, il 5 dicembre, un diplomatico nordcoreano ha dichiarato che tali affermazioni rappresenterebbero “una sfida molto pericolosa” se fossero pensate per provocare Pyongyang e ha esplicitamente suggerito che il presidente USA fosse un “rimbambito”. 

I commenti di Trump minacciano di riportare i Paesi alle tensioni di 2 anni fa, secondo quanto ha dichiarato Choe Son Hui, vice ministro degli Affari Esteri per la Corea del Nord, in una dichiarazione rilasciata dall’agenzia di stampa statale KCNA. La mancanza di cortesia dimostrata a Kim Jong-Un ha “spinto ondate di odio della nostra gente contro gli Stati Uniti”, ha aggiunto Choe. “Sarebbe una fortuna” se le osservazioni di Trump fossero semplicemente “un intervallo verbale momentaneo, ma la questione diventa diversa se si trattasse di una provocazione pianificata che ci avesse deliberatamente preso di mira”, ha riferito. La Corea del Nord osserverà attentamente se Trump dovesse ripetere tali commenti, secondo la rappresentante. “Se qualsiasi linguaggio ed espressione che alimentano l’atmosfera dello scontro vengono usati ancora una volta di proposito in un momento cruciale come quello attuale, ciò deve essere realmente diagnosticato come il rammollimento di un rimbambito”, ha concluso. 

La Corea del Nord, il 2 dicembre, aveva già lanciato una velata minaccia agli Stati Uniti affermando che Washington deve decidere quale “regalo” vuole per Natale, in riferimento alla scadenza di fine anno imposta da Pyongyang. “Ciò che resta da fare ora lo decidono gli Stati Uniti, sta interamente a loro capire quale regalo di Natale vorranno ottenere”, ha aggiunto. Ri ha poi chiesto che si avvii “un dialogo sostenuto e sostanziale”, a seguito dell’ultimo test della Corea del Nord. Il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha espresso “grande soddisfazione” per l’ultimo test missilistico, che ha supervisionato personalmente, il 28 novembre. Il Joint Chiefs of Staff (JCS) della Corea del Sud ha riferito che il lancio è partito dalla città costiera orientale di Yonpo, intorno alle 17:00, ora locale. Tali pressioni mostrano un clima teso tra i due Paesi. 

I negoziati tra USA e Corea del Nord erano ripresi il 5 ottobre a Stoccolma. Tuttavia, il capo della delegazione nordcoreana ha accusato gli Stati Uniti di essere “inflessibili”, annunciando un nuovo stop ai negoziati. Il tentativo di dialogo, tuttavia, non è stato particolarmente positivo. Il leader della delegazione proveniente dalla Corea del Nord, mediatore per il nucleare, Kim Myong Gil, dopo aver passato gran parte della giornata a dialogare con la controparte statunitense, ha criticato l’inflessibilità dei suoi interlocutori, affermando che i diplomatici di Washington non si distaccano dal loro “vecchio punto di vista e atteggiamento”. “I negoziati non hanno soddisfatto le nostre aspettative e alla fine sono stati interrotti”, ha spiegato Myong Gil, con l’aiuto di un interprete, ai giornalisti presenti fuori dall’ambasciata nordcoreana.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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