Iraq: approvata la commissione elettorale, il popolo si oppone

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 11:36 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Migliaia di cittadini iracheni si sono riuniti, sin dalla prime ore di venerdì 6 dicembre, nel centro della capitale Baghdad, a piazza Tahrir, in segno di protesta contro l’approvazione della Commissione elettorale da parte del Parlamento.  

In particolare, il 5 dicembre, il Parlamento iracheno ha approvato all’unanimità una legge relativa alla commissione elettorale, con cui si prevede che questa sarà composta da nove membri, di cui sette saranno giudici, estratti a sorte, mentre gli altri due verranno scelti dal Consiglio Consultivo Statale, un ente giudiziario connesso amministrativamente al Ministero della Giustizia, rappresentante la massima istituzione di giustizia amministrativa in Iraq. L’obiettivo è garantire trasparenza alle prossime elezioni e alle procedure a queste connesse. La mossa del Parlamento mira, inoltre, ad assopire la rabbia e la contestazione dei cittadini, scesi in piazza sin dal 1° ottobre scorso.

Tuttavia, secondo quanto riferito dal Presidente del Parlamento, Mohammed al-Halbousi, i membri parlamentari continueranno a riunirsi per discutere di una nuova legge elettorale. Si prevede che la prossima settimana si procederà con la votazione, per poi passare alla formulazione e approvazione definitiva della nuova norma.

Tuttavia, la mossa del Parlamento non ha placato la rabbia della popolazione che, al contrario, ha continuato a scendere per le strade della capitale e di altre città del Sud Paese, tra cui Nassiriya. I manifestanti contestano la decisione relativa alla commissione elettorale, definita una semplice “protesi”, e continuano a reclamare la nomina di un nuovo premier in grado di sostituire Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre scorso.

Nella stessa giornata del 5 dicembre, piazza Tahrir è stata presa d’assalto dai manifestanti e diversi sono stati gli episodi di violenza, tra cui anche accoltellamenti, che hanno causato decine di feriti, tra cui 3 ragazze. Secondo quanto riferito dai manifestanti presenti sul posto, sono state almeno 15 le persone pugnalate in una forte ondata di caos che ha visto la partecipazione di gruppi politici e militari e milizie legate all’esercito. Stando al racconto di un medico, un gruppo formato da circa 700-800 persone ha fatto irruzione tra i manifestanti inneggiando slogan di carattere politico e settario e coloro che provavano a mascherare la loro identità sono stati attaccati con coltelli.

In particolare, alcuni manifestanti hanno segnalato la presenza di unità affiliate a Hashd al-Shaabi, una milizia a maggioranza sciita, mischiatesi con la folla di manifestanti poco prima degli episodi di accoltellamento. Si tratta di militari addestrati ed equipaggiati dall’Iran, la cui presenza è stata percepita come una sfida per coloro che contestano l’ingerenza di Teheran a Baghdad.

Il popolo iracheno è sceso in piazza il 1° ottobre scorso per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate. Al momento, il popolo iracheno si è detto determinato ad esercitare pressione sul governo affinché trovi un’alternativa al primo ministro Mahdi e affinchè vengano puniti i responsabili delle brutali operazioni di repressione.

Secondo l’ultimo bilancio riportato nel resoconto di al-Jazeera, sono stati circa 420 i morti causati dalla violenta ondata di proteste, spingendo la Magistratura ad intervenire per portare davanti alla giustizia i responsabili delle operazioni di repressione, che hanno visto altresì l’impiego di proiettili vivi e gas lacrimogeni. 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.