Afghanistan: assalto mortale dei talebani contro la polizia

Pubblicato il 6 dicembre 2019 alle 15:17 in Afghanistan Asia

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Almeno 10 poliziotti afgani sono stati uccisi in uno scontro con i talebani, nel distretto di Imam Sahib, nella provincia afghana Nord-orientale di Kunduz la sera del 5 dicembre. 

Secondo quanto hanno riferito fonti interne alle forze di sicurezza afghane, citate dal quotidiano locale Tolo News, tra le vittime c’è anche un comandante delle forze di polizia, Mohammad Zahir. Nello scontro sono stati uccisi anche 3 militanti talebani. Un gruppo questi ultimi ha attaccato 2 posti di blocco della polizia nei villaggi di Joi Begum e Kirghizistan, nel distretto di Imam Sahib, secondo quanto ha riferito il membro del Consiglio Provinciale di Kunduz, Khaluddin Hakimi. L’uomo ha aggiunto che il bilancio delle vittime “potrebbero essere più alto di 10”. Assadullah, residente dell’area in cui è avvenuto lo scontro, ha affermato che le vittime tra le forze governative sono “aumentate” negli attacchi notturni dei talebani nel distretto. Assadullah ha aggiunto che i residenti sono molto preoccupati per questa situazione. Il capo della polizia di Kunduz, il colonnello Amanullah Ibrahimi, ha confermato l’accaduto e ha dichiarato che ci sono state vittime tra i membri delle forze di polizia. Tuttavia, non ha fornito una cifra esatta. 

Il Paese continua ad essere scosso dalle violenze. Almeno 6 persone, tra cui 1 medico giapponese e 1 soccorritore, sono state uccise dopo che un gruppo di uomini armati ha attaccato il loro veicolo nella città orientale afgana di Jalalabad. Tetsu Nakamura, capo del supporto medico dell’ONG “Peace Japan”, è morto il 4 dicembre a causa delle ferite riportate nell’assalto. Anche gli altri 5 membri afgani del suo team sono deceduti, insieme alle guardie di sicurezza, all’autista e un passeggero. “Purtroppo, il dottor Nakamura è deceduto a causa delle ferite riportate nell’attacco armato di questa mattina”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Attaullah Khogyani, portavoce del governatore della provincia di Nangarhar, dove si trova la città di Jalalabad. 

Le continue violenze in Afghanistan stanno mettendo in dubbio la possibilità di instaurare un processo di pace duraturo, tramite un dialogo con i talebani, il gruppo militante islamista più letale del Paese. Le speranze di tornare al dialogo con le forze anti-governative erano aumentate a seguito della liberazione di 3 leader del gruppo, in cambio del rilascio 10 forze di sicurezza afghane e 2 ostaggi occidentali, entrambi professori, un americano e un australiano, effettuato il 19 novembre. Lo scambio di prigionieri è stato mediato, in parte, dall’inviato speciale statunitense, Zalmay Khalilzad. Il rappresentante USA aveva negoziato un accordo tra Stati Uniti e talebani, a settembre 2019, che avrebbe dovuto prevedere il ritiro delle truppe americane. Tuttavia, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione dei negoziati, l’8 settembre, Trump aveva citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Lo scambio di prigionieri del 18 novembre, tuttavia, potrebbe rappresentare un passo verso il riavvio dei colloqui tra Stati Uniti e talebani, secondo quanto riferisce il New York Times. Il quotidiano, tuttavia, sottolinea che gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza in eventuali negoziati futuri con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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