USA nominano ambasciatore in Sudan dopo 23 anni

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 17:27 in Sudan USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno deciso di rimandare il loro ambasciatore in Sudan dopo 23 anni di assenza. La decisione è stata presa mercoledì 4 dicembre, in conseguenza del periodo di distensione nelle relazioni tra i due Paesi. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha commentato con queste parole la mossa di Washington: “Si tratta di un significativo passo in avanti nel rafforzamento dei rapporti bilaterali, in particolare dal momento che il governo civile di transizione sudanese sta lavorando per realizzare il vasto programma di riforme previsto dall’accordo politico e dalla dichiarazione costituzionale del 17 agosto 2019”. L’annuncio è stato rilasciato nel corso della visita del primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, negli Stati Uniti.

Questa settimana il premier africano si trova a Washington per chiedere, tra le altre cose, la rimozione del suo Paese dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Nei 6 giorni di permanenza, Hamdok ha in programma colloqui con il presidente Donald Trump, con i funzionari del Fondo monetario internazionale (FMI) e con quelli della Banca Mondiale (BM). “Attendo con ansia i risultati di questa visita”, ha scritto su Twitter il primo ministro che consulterà anche i membri del Congresso statunitense per convincerli a revocare le sanzioni contro Khartoum. L’incontro è preliminare alla futura riunione degli Amici del Sudan, prevista l’11 dicembre nella capitale sudanese, alla quale parteciperanno anche funzionari americani.  

Nel comunicato diffuso dai media internazionali mercoledì 4 dicembre, il dipartimento di Stato statunitense ha elogiato il premier Hamdok per aver “guidato il Sudan verso un governo di transizione, stabilito un esecutivo a guida civile e lavorato per rompere con le politiche e le pratiche del regime precedente”. L’apprezzamento di Washington è stato altresì rivolto all’impegno nell’aver portato avanti con successo i negoziati di pace e nell’aver istituito una commissione d’inchiesta che indagasse sulle violazioni commesse dalle forze di sicurezza nei confronti dei manifestanti sudanesi insorti per destituire l’ex presidente Omar al-Bashir. “Gli Stati Uniti”, conclude il comunicato, “rimangono un solido partner del popolo sudanese e della loro ricerca di pace, sicurezza, prosperità, democrazia e uguaglianza”.

Le relazioni tra Washington e Khartoum sono diventate più distese da quando al-Bashir è caduto, l’11 aprile 2019, e al suo posto è stato istituito un governo di transizione a base civile. Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il generale Abdel Fattah al-Burhan ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente al-Bashir. Il nuovo governo di transizione, nato il 7 settembre dall’ accordo di condivisione dei poteri tra la fazione civile e quella militare del Sudan, ha espresso tutto il suo impegno nel cercare di risolvere le dispute che interessano soprattutto le zone del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Hamdok ha ribadito anche in prima persona quest’intenzione e ha sottolineato che una ridotta spesa militare, favorita dal ripristino della pace, potrebbe altresì stabilizzare l’economia del Paese, attualmente in sofferenza.

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Chiara Gentili

di Redazione