Siria: inviato dell’ONU incontra Di Maio

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 20:23 in Italia Siria

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L’Inviato Speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen, ha incontrato il ministro degli Esteri dell’Italia, Luigi Di Maio.

È quanto rivelato, giovedì 5 dicembre, dalla Farnesina, sede della conferenza stampa congiunta tenuta dai due funzionari al termine dell’incontro, il terzo tra Pedersen e Di Maio.

Nel corso della conferenza stampa, Di Maio ha ringraziato Pedersen per l’impegno dimostrato nella risoluzione della questione siriana, soprattutto in seguito all’inaugurazione, avvenuta lo scorso 30 ottobre a Gineva, dei lavori del comitato costituzionale.

L’Italia, come sottolineato dallo stesso ministro, continua a sostenere una soluzione perseguibile politicamente, attraverso cioè un processo che miri all’implementazione della risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Tramite il coinvolgimento di tutte le parti in causa, ha sottolineato Di Maio, si potrà mantenere un approccio costruttivo e raggiungere una pace duratura, la quale, ha ribadito il ministro, può essere frutto esclusivamente di un processo politico e non militare. Per tale ragione, Di Maio ha dichiarato di ritenere che le probabilità di successo dipendano dall’abbandono dei mezzi militari, impiegati, come sottolineato dal ministro italiano, nell’area di Idlib, contro scuole e ospedali. Da ciò, la decisione di Roma di cogliere le opportunità fornite dai fori internazionali per sollecitare e sensibilizzare gli attori coinvolti all’abbandono dei mezzi militari.

Da ciò, la condanna, nel corso della conferenza stampa, di Di Maio nei confronti dell’operazione nel Nord-Est della Siria portata avanti dalla Turchia e nota con il nome di “Fonte di Pace”. 

Tale operazione era stata lanciata lo scorso 9 ottobre dal presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, il quale riteneva “Fonte di Pace” necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi, considerati terroristi da Ankara, ma alleati degli Stati Uniti nel contrasto allo Stato Islamico. Le milizie curde gestivano i centri dove erano detenute le famiglie dei membri dell’ISIS. I campi controllati dai combattenti curdi nella Siria nordorientale ospitavano decine di migliaia di famiglie di membri dell’ISIS, tra cui 12.000 stranieri, 4.000 donne e 8.000 bambini. Lo scorso 11 novembre, la Turchia ha deciso di avviare i rimpatri verso i Paesi di origine dei combattenti e di alcuni dei 3,6 milioni di rifugiati siriani che Ankara ospita.

La condanna da parte dell’Italia, tuttavia, ha specificato Di Maio, non deve far intendere che i rapporti con la Turchia si siano incrinati. Al contrario, il ministro degli Esteri ha ribadito l’alleanza con il Paese guidato da Erdogan, considerato un “alleato strategico della NATO e dell’Occidente”.

Con tali premesse, ha rivelato Di Maio, l’Italia dà il suo sostegno al mandato di Pedersen e al compito attribuitogli dalle Nazioni Unite, nella convinzione che debba essere la comunità internazionale, e l’ONU in particolare, a guidare e sostenere la mediazione tra le parti coinvolte.

Anche Pedersen, da parte sua, ha dichiarato di ritenere che Italia e Nazioni Unite condividano gran parte delle preoccupazioni in merito alla crisi siriana e alle modalità con cui risolverla, ovvero il raggiungimento di una pace duratura attraverso un processo politico.

Tale processo, ha dichiarato Pedersen, deve ridurre la grande spaccatura presente all’interno della società siriana, per la quale si deve anche portare stabilità, al fine di consentire un efficace contrasto al terrorismo. Tuttavia, l’Inviato speciale ONU ha reso noto che per raggiungere la stabilità è necessario un processo politico.

In tale ottica, Pedersen ha sottolineato il valore dell’avvio dei lavori del comitato costituzionale di Ginevra, lo scorso 30 ottobre, occasione in cui, per la prima volta, le due parti hanno adottato un documento congiunto. Sebbene successivamente siano sorte tensioni, Pedersen ha ribadito come entrambe le parti siano impegnate alla risoluzione del conflitto e al raggiungimento di una pace duratura.

Tuttavia, l’inviato ONU ha sottolineato l’importanza di non considerare il comitato costituzionale di Ginevra quale risoluzione del conflitto siriano, ma piuttosto uno strumento abilitante in grado di consentire alle due parti di affrontare un processo politico dal quale potrà scaturire la pace.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area nordoccidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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