Naufragio al largo della Mauritania, morti 62 migranti del Gambia

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 15:22 in Immigrazione Mauritania

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Almeno 62 persone, incluse donne e bambini, sono rimaste uccise nel naufragio di un barcone al largo della Mauritania, mercoledì 4 dicembre. È quanto ha riferito l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), specificando che l’imbarcazione trasportava in totale circa 150 persone. 83 di loro sono riuscite a raggiungere la riva nuotando. I sopravvissuti hanno dichiarato che la barca aveva lasciato il Gambia il 27 novembre.

Secondo quanto ricostruito dall’IOM, l’imbarcazione si sarebbe trovata senza carburante proprio mentre stava per avvicinarsi alla costa. La rotta dell’Oceano Atlantico, che scorre vicina ai Paesi del continente africano, è una delle più pericolose nel passaggio verso l’Europa. Negli anni passati è stata spesso utilizzata dai migranti in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita negli Stati europei ma, da quando la Spagna ha incrementato i controlli marittimi, è diminuito il numero di imbarcazioni che tenta di intraprendere il viaggio. Anche per questo, quello di mercoledì sarà ricordato come uno dei più gravi incidenti degli ultimi anni lungo quella rotta.

Il portavoce del Direttore generale dell’IOM, Leonard Doyle, ha riferito al quotidiano Al Jazeera che il barcone affondato non era idoneo alla navigazione ed era sovraffollato. “Il problema sta nell’insensibilità dei trafficanti che ovviamente hanno fatto i loro soldi e sono scomparsi nel nulla. Questa è la questione, le persone vengono sfruttate, persone che sono alla ricerca di una vita migliore”, ha affermato Doyle. Un indefinito numero di feriti nel frattempo è stato portato presso l’ospedale di Nouadhibou, in Mauritania. Secondo quanto reso noto da Mohamed Vall, corrispondente di Al Jazeera a Nouakchott, i migranti provenivano per la maggior parte dal Gambia. Parlando dei sopravvissuti, Doyle ha dichiarato: “Immaginiamo che siano molto traumatizzati. Avranno bisogno di cure mediche e il nostro staff dovrà definire la loro origine e provare ad aiutarli a tornare a casa nel modo più dignitoso possibile. La tragedia in tutto questo sta nel fatto che non c’è un destino felice per le persone che decidono di fare queste traversate”. Nonostante il Gambia sia un Paese di piccole dimensioni, più di 35.000 migranti gambiani sono arrivati in Europa tra il 2014 e il 2018, secondo le stime dell’IOM.

Da gennaio 2019, oltre 15.000 migranti sono arrivati in Spagna via mare, secondo le autorità di Madrid. Molti di loro partono dalla costa settentrionale del Marocco, distante solo poche decine di chilometri dal Sud della Spagna. 

Il Gambia, confinante soltanto con il Senegal e l’Oceano Atlantico, è nato dalla rivalità tra i domini coloniali francese e inglese nel XIX secolo, ed è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1965. Dal 1994 al 2016 il Paese africano è stato governato dal dittatore Hyahya Jammeh, salito al potere con un colpo di Stato. Le elezioni del primo dicembre 2016 hanno portato ad una grave crisi costituzionale all’interno del Paese in quanto Adama Barrow, leader dell’opposizione e vincitore della carica, era stato intimidito e allontanato da Jammeh, disposto a ricorrere all’uso della forza militare pur di restare al potere. Per risolvere il conflitto, i Paesi dell’ECOWAS, ovvero Senegal, Nigeria, Ghana, Mali e Togo, hanno attuato l’operazione Restore Democracy, obbligando Jammeh, a lasciare il Paese.

Il 19 gennaio 2017, le truppe dell’ECOWAS sono entrate nella capitale del Gambia per garantire la sicurezza nazionale. Il 22 gennaio, infine, Jammeh è stato costretto all’esilio nella Guinea Equatoriale e Barrow, che si era rifugiato in Senegal per sfuggire alle minacce, è rientrato in Gambia, divenendo ufficialmente il presidente. A seguito dell’estradizione dell’ex dittatore, circa 45.000 cittadini gambiani, rifugiatisi in Senegal all’inizio del conflitto, sono rientrati in patria. Ne consegue che il Paese sta facendo i conti con un’economia debole, che fatica ad assorbire un numero sempre crescente di lavoratori.

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Chiara Gentili

di Redazione

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