Le misure economiche a sostegno di Hong Kong

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 17:28 in Asia Hong Kong

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Il governo di Hong Kong ha annunciato un pacchetto di misure economiche da 511 milioni di dollari USA per sostenere l’economia in crisi della città, a seguito di mesi di proteste. 

Le ultime misure portano la spesa governativa di Hong Kong a sostegno dell’economia a 3,2 miliardi da questa estate. La città, tuttavia, si sta lentamente riprendendo dal forte calo del turismo e delle vendite al dettaglio registrato nei mesi estivi, secondo quanto riferisce Reuters. “Durante una recessione economica, sostenere l’occupazione è la priorità numero uno del governo”, ha dichiarato il segretario finanziario, Paul Chan, mentre annunciava il pacchetto, il 4 dicembre. Chan ha specificato che le misure mirano principalmente ad aiutare le piccole e medie imprese al fine di salvaguardare l’occupazione, poichè le manifestazioni hanno danneggiato la fiducia degli investitori. 

Il supporto economico arriva dopo che il Fondo Monetario Internazionale aveva esortato il governo a fornire “significativi” stimoli fiscali per far fronte alla crisi e alle questioni strutturali a lungo termine, come l’insufficienza abitativa e le disparità di reddito. Hong Kong è da tempo una delle principali destinazioni per lo shopping dei turisti cinesi. A partire da marzo 2018, tuttavia, i disordini hanno spaventato i visitatori, con una diminuzione importante delle entrate. Nel mese di ottobre, la città ha registrato il suo più grande crollo di vendite al dettaglio, con un calo del 24,3%. Il più grande distributore asiatico di marchi di lusso, Bluebell Group, ha lanciato un appello ai locatori di Hong Kong affinché abbassino gli affitti dei negozi nei centri commerciali, sostenendo che un crollo delle entrate turistiche favorirà ulteriormente i rivenditori al dettaglio.

Intanto, la leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha annunciato che visiterà Pechino il 16 dicembre e incontrerà il presidente cinese, Xi Jinping, in un momento molto complesso delle relazioni tra la Cina e la città semi-autonoma. L’annuncio arriva, inoltre, in un momento in cui le relazioni tra Pechino e Washington sono estremamente tese a causa del sostegno di Washington alle proteste di Hong Kong. Non solo, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che richiede all’amministrazione Trump di rafforzare la propria risposta alla crisi degli Uiguri in Xinjiang, dove più di un milione di persone sono detenute in campi di “rieducazione”. La Cina ha risposto con rabbia a quella che considera un’ulteriore ingerenza. Da parte sua, Carrie Lam ha dichiarato che la legge degli Stati Uniti a sostegno dei manifestanti potrebbe danneggiare la fiducia delle imprese nel centro finanziario. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e sono nate a seguito della presentazione di una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione in Cina. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate sempre più frequenti e sempre più violente. I leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica, ma i rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione, prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca. Tale documento definisce l’organizzazione di Hong Kong come una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese e sarà in vigore fino al 2047. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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