La Corea del Nord minaccia le Nazioni Unite in una lettera

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 9:58 in Asia Corea del Nord

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La Corea del Nord ha avvertito il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che considererà qualsiasi discussione sulla situazione dei diritti umani nel Paese una “seria provocazione” a cui “risponderà con forza”. 

L’ambasciatore della Corea del Nord presso l’ONU, Kim Song, ha lanciato tale avvertimento in una lettera che arriva a seguito delle indiscrezioni riguardanti la possibilità che alcuni membri del Consiglio richiedano un incontro incentrato sulle presunte violazioni dei diritti umani in Corea del Nord. Gli Stati Uniti, a cui Pyongyang ha dato una deadline a fine anno per la ripresa dei colloqui, presiedono il Consiglio di Sicurezza a dicembre. Kim Song ha scritto che qualsiasi incontro sul tema dei diritti umani sarebbe considerato un “atto di connivenza e schieramento con la politica ostile degli Stati Uniti, che porterà a minare piuttosto che aiutare a ridurre le tensioni sulla penisola coreana e risolvere la questione nucleare”. 

Un minimo di nove membri del consiglio devono supportare una richiesta per un tale incontro, al fine di scongiurare qualsiasi tentativo di bloccarla. Tra il 2014 e il 2017 la Cina non è riuscita a fermare un incontro simile. La Corea del Nord ha ripetutamente respinto le accuse di portare avanti violazioni dei diritti umani nel proprio territorio e incolpa le sanzioni imposte contro Pyongyang dal 2006 per la terribile situazione in cui sono costretti a vivere i suoi cittadini. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2014 sui diritti umani nel Paese ha concluso che i capi dei servizi di sicurezza nordcoreani, e possibilmente il leader Kim stesso, dovrebbero essere processati per la propria partecipazione ad un sistema di “atrocità di tipo nazista”. Tuttavia, indagare tali questioni è estremamente difficile, data l’impossibilità di accedere autonomamente al Paese e l’opposizione diplomatica. “Se il Consiglio di sicurezza si spingesse oltre sulla questione dell’incontro sui diritti umani, la situazione nella penisola coreana cambierebbe di nuovo in peggio”, si legge ancora nella lettera.

La Corea del Nord, il 2 dicembre, aveva già lanciato una velata minaccia agli Stati Uniti affermando che Washington deve decidere quale “regalo” vuole per Natale, in riferimento alla scadenza di fine anno imposta da Pyongyang. “Ciò che resta da fare ora lo decidono gli Stati Uniti, sta interamente a loro capire quale regalo di Natale vorranno ottenere”, ha aggiunto. Ri ha poi chiesto che si avvii “un dialogo sostenuto e sostanziale”, a seguito dell’ultimo test della Corea del Nord. Il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha espresso “grande soddisfazione” per l’ultimo test missilistico, che ha supervisionato personalmente, il 28 novembre. Il Joint Chiefs of Staff (JCS) della Corea del Sud ha riferito che il lancio è partito dalla città costiera orientale di Yonpo, intorno alle 17:00, ora locale. Tali pressioni mostrano un clima teso tra i due Paesi. 

I negoziati tra USA e Corea del Nord erano ripresi il 5 ottobre a Stoccolma. Tuttavia, il capo della delegazione nordcoreana ha accusato gli Stati Uniti di essere “inflessibili”, annunciando un nuovo stop ai negoziati. Il tentativo di dialogo, tuttavia, non è stato particolarmente positivo. Il leader della delegazione proveniente dalla Corea del Nord, mediatore per il nucleare, Kim Myong Gil, dopo aver passato gran parte della giornata a dialogare con la controparte statunitense, ha criticato l’inflessibilità dei suoi interlocutori, affermando che i diplomatici di Washington non si distaccano dal loro “vecchio punto di vista e atteggiamento”. “I negoziati non hanno soddisfatto le nostre aspettative e alla fine sono stati interrotti”, ha spiegato Myong Gil, con l’aiuto di un interprete, ai giornalisti presenti fuori dall’ambasciata nordcoreana.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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