Israele: probabili elezioni per la terza volta

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 13:00 in Israele Medio Oriente

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In seguito all’annuncio del capo del partito di destra Yisrael Beytenu, Avigdor Lieberman, diventa sempre più probabile per Israele l’opzione di indire nuove elezioni entro due o tre mesi.

In particolare, il 5 dicembre, Lieberman ha affermato che non è disposto a creare alleanze volte a formare un governo ristretto di destra né un governo di unità nazionale, che vedrebbe eventualmente a capo il primo ministro Benjamin Netanyahu, del partito Likud. Allo stesso modo, Lieberman ha rifiutato qualsiasi coalizione anche con i partiti religiosi e di opposizione, tra cui Blue and White di Benny Gantz, il secondo vincitore alle ultime elezioni del 17 settembre scorso.

Yisrael Beytenu detiene otto seggi parlamentari e risulta svolgere un ruolo rilevante per la formazione del prossimo esecutivo di Israele, in quanto sue eventuali alleanze determinerebbero equilibri e giochi di potere. Precedentemente, il 3 dicembre, Lieberman aveva affermato che sarebbe stato disposto a partecipare ad un governo ristretto di destra guidato da Netanyahu, nel caso in cui Blue And White non avrebbe lasciato spazio al premier per continuare ad esercitare il mandato per primo anche nel futuro esecutivo.

Di fronte al fallimento sia di Netanyahu sia di Gantz nel raggiungere un’alleanza volta a presentare un nuovo governo per Israele, si era inizialmente deciso di creare un’alleanza tra i partiti delle due parti, in cui la carica di primo ministro sarebbe stata assunta a rotazione per un determinato periodo di tempo. Netanyahu ha fin da subito insistito per essere il primo. Tuttavia, un incontro tenutosi tra i due contendenti, il 3 dicembre, nel tentativo di raggiungere un’intesa, ha messo nuovamente in luce le numerose e ampie divergenze tra le parti.

Alla luce della situazione di stallo creatasi, Lieberman ha altresì dichiarato che le prossime elezioni potrebbero creare un clima altrettanto difficile da affrontare, in cui la società israeliana potrebbe assistere a fratture pericolose. Anche nell’eventualità in cui Netanyahu si tiri indietro, il panorama politico non cambierebbe e qualsiasi futuro premier, a detta di Lieberman, avrà numerosi ostacoli davanti a sé.

Il capo di Stato, Reuven Rivlin, ha commentato il quadro attuale, evidenziando come Israele si ritrovi un una situazione strana ed imbarazzante, a causa di una persistente crisi politica. Inoltre, il presidente si è altresì detto pronto a concedere l’assoluzione a Netanyahu, nel caso in cui dovesse essere definitivamente incriminato a causa delle accuse precedentemente presentate di frode, corruzione e abuso d’ufficio.

È del 20 novembre scorso la notizia con cui Benny Gantz aveva annunciato di non essere stato in grado di formare coalizioni in vista di un nuovo governo. Lo stesso, era accaduto per Netanyahu, il quale aveva ricevuto l’incarico il 21 ottobre scorso. Il partito di Gantz, di centro-destra, è risultato il maggiore vincitore nelle elezioni di settembre, con 33 seggi, rispetto ai 31 di Likud. Tuttavia, anche Blue and White era lontano dai 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza parlamentare e, di conseguenza, dall’incarico di formare un governo da solo.

Nel caso in cui dovessero essere confermate nuove elezioni, queste sarebbero le terze da aprile 2019. Prima di ritornare alle urne, vi è, però, un’altra strada da poter intraprendere. Nello specifico, uno dei 120 membri della Knesset dovrebbe raggiungere 61 firme da parte degli altri deputati, dopodiché avrebbe 14 giorni per formare un nuovo esecutivo.

Anche precedentemente, in seguito alle elezioni del 9 aprile 2019, Netanyahu non era stato in grado di formare una coalizione da porre alla guida di Israele, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi. Ciò aveva portato il parlamento, il 30 maggio, a indire nuove elezioni.

In tale quadro, Netanyahu, è stato formalmente incriminato, il 21 novembre, con le accuse di frode, corruzione e abuso d’ufficio. Si tratta del primo caso nella storia di Israele in cui un premier è accusato di reati penali. La decisione potrebbe porre fine alla carriera di Netanyahu, il cui governo è considerato il più longevo del Paese. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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