Iraq: ancora scontri tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 10:47 in Iraq Medio Oriente

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Il governatorato iracheno di Karbala, situato a circa 100 km a Sud-Ovest di Baghdad, ha assistito, nella notte tra il 4 ed il 5 dicembre, a scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Sale il numero dei feriti e delle vittime causate dalla violenta ondata di proteste.

La popolazione irachena continua ad occupare le strade del Paese, in particolare nella capitale Baghdad e nelle altre province meridionali. La forte mobilitazione vede alla guida anche presidenti di sindacati e funzionari governativi, i quali si oppongono ad una classe dirigente che prova ad eludere le richieste dei manifestanti. Questi, a loro volta, continuano a mostrare quotidianamente la loro determinazione ma devono altresì fare fronte alle misure di repressione violenta impiegate dalle forze di sicurezza, nel tentativo di mantenere l’ordine nel Paese.

Nella notte del 4 dicembre, i cittadini di Karbala hanno provato a prendere d’assalto l’edificio del governo locale. Tuttavia, le forze dell’ordine li hanno frenati impiegando gas lacrimogeni, fino all’arrivo dell’esercito che ha successivamente circondato l’edificio. Gli scontri hanno provocato diversi feriti sia tra le file di manifestanti sia tra le forze di sicurezza. Secondo una fonte medica del Dipartimento della Sanità di Karbala, l’ospedale della città ha ricevuto 16 persone ferite da gas lacrimogeni. Si è trattato per lo più di casi di soffocamento e di vari tipi di lesioni, alcune di grave entità.

Parallelamente, Baghdad è stata testimone di una marcia di protesta organizzata dal Ministero del Petrolio, dove sono stati centinaia i cittadini riunitisi in piazza Tahrir, uno dei luoghi simbolo dell’ondata di proteste che caratterizza il Paese dal 1° ottobre scorso. Da parte sua, il Ministero degli Esteri ha ribadito che le proteste costituiscono un diritto legittimo del popolo iracheno, garantito dalla costituzione, ma che è necessario rimanere vigili contro coloro che cercano di sfruttare la situazione innescando caos e confusione. Inoltre, a detta del Ministero, è stata fornita un’immagine distorta della mobilitazione in Iraq, evidenziando il disordine provocato e allontanandosi dalle richieste presentate di una civiltà migliore.

In tale quadro, è stato altresì fortemente criticato il discorso tenuto dal rappresentante permanente dell’Iraq alle Nazioni Unite, Mohammed Hussein Bahr al-Uloom, il quale, nel parlare della situazione in cui riversa il Paese ha fornito, a detta della popolazione, delle informazioni fuorvianti. Inoltre, al-Uloom ha fortemente difeso il ruolo sia delle forze dell’ordine sia del governo, i quali, con le loro misure in materia di sicurezza e con l’interruzione della rete Internet, hanno semplicemente provato a difendere il Paese e ad evitare un’ulteriore escalation di odio e violenza, attaccando in primis “i fuorilegge” che si nascondono tra i manifestanti.

Il popolo iracheno è sceso in piazza il 1° ottobre scorso per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate. Al momento, il popolo iracheno si è detto determinato ad esercitare pressione sul governo affinché trovi un’alternativa al primo ministro, Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre scorso.

Secondo l’ultimo bilancio riportato nel resoconto di al-Jazeera, sono stati circa 420 i morti causati dalla violenta ondata di proteste, spingendo la Magistratura ad intervenire per portare davanti alla giustizia i responsabili delle operazioni di repressione, che hanno visto altresì l’impiego di proiettili vivi e gas lacrimogeni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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