Il caso del cittadino cinese diviso tra USA e Svizzera

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 15:55 in Cina USA e Canada

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Un cittadino cinese di Hong Kong, ricercato dalle autorità statunitensi per l’acquisto illegale di armi, rimarrà in carcere in Svizzera fino al completamento del suo caso di estradizione, secondo quanto ha deciso la Corte Suprema. 

La notizia è stata riferita dai media svizzeri, il 5 dicembre. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha accusato l’uomo di aver acquistato online una vasta gamma di equipaggiamenti militari, fabbricati negli Stati Uniti, dalla sua casa a Hong Kong, dove dovevano essere consegnati. Gli oggetti includono occhiali per la visione notturna, un laser accecante non letale, un ausilio per la vista e un silenziatore per pistole. L’uomo era stato arrestato a giugno in Svizzera su richiesta del Dipartimento di Giustizia statunitense. 

Dopo che le autorità statunitensi avevano richiesto l’estradizione, la corte d’appello della Svizzera aveva stabilito che le accuse contro l’uomo non costituivano reato ai sensi della legge svizzera, e quindi l’estradizione non avrebbe potuto aver luogo. In tale caso, il cittadino cinese doveva essere liberato. Tuttavia, l’Ufficio federale di Giustizia degli Stati Uniti ha presentato un appello contro tale decisione e ha chiesto che l’uomo fosse tenuto in prigione fino al termine del processo formale di estradizione. Il 5 dicembre, la Corte Suprema ha accolto questa richiesta. Il caso arriva quando un altro cittadino cinese è attualmente in fase di estradizione negli Stati Uniti, per l’accusa di spionaggio economico, per aver comunicato i segreti rubati dalla società farmaceutica di proprietà britannica, GlaxoSmithKline.

La decisione arriva in un momento particolarmente teso dei rapporti tra Cina e Stati Uniti. La Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato un disegno di legge che richiede all’amministrazione Trump di rafforzare la propria risposta alla crisi degli Uiguri in Xinjiang, dove più di un milione di persone sono detenute in campi di “rieducazione”. La Cina ha risposto con rabbia a quella che considera un’ulteriore ingerenza. La misura prende il nome di “Uighur Act 2019” ed è stata approvata il 3 dicembre con 407 voti a favore e 1 contrario. Il disegno di legge deve ancora essere approvato dal Senato prima di essere inviato al presidente, Donald Trump. La Casa Bianca non ha ancora riferito se Trump ha intenzione di sottoscrivere la norma o porre il veto. 

Il disegno di legge per gli Uiguri arriva poco dopo l’approvazione del “Hong Kong Human Rights and Democracy Act”. Tale misura è stata approvata da Trump il 27 novembre e richiede al Dipartimento di Stato USA di certificare, almeno una volta l’anno, che Hong Kong abbia un livello sufficiente di autonomia e prevede sanzioni contro i funzionari responsabili delle violazioni dei diritti umani. Anche questa decisione aveva fatto infuriare la Cina. Al momento dell’approvazione del disegno di legge in Senato, il quotidiano cinese di Stato, “People’s Daily”, aveva descritto la misura come “un pezzo di carta straccia” e l’aveva definita una “grave provocazione contro l’intero popolo cinese” in un editoriale, pubblicato il 21 novembre.

Inoltre, Cina e Stati Uniti sono impegnati in una guerra commerciale cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni rispettivamente di acciaio e alluminio. Tale decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Ulteriori aumenti delle tariffe sono stati implementati durante i mesi successivi, in una continua escalation. Oggi dopo ben oltre un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, i coltivatori e allevatori statunitensi stanno fortemente soffrendo la diminuzione delle esportazioni di soia e maiale verso la Cina.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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