Accordo Russia-Turchia in Siria: via le milizie in cambio di elettricità

Pubblicato il 5 dicembre 2019 alle 9:09 in Siria Turchia

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Il direttore dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, Rami Abdulrahman, ha rivelato l’esistenza di un nuovo accordo tra Mosca e Ankara, con cui la Russia mira a far indietreggiare le milizie siriane fedeli alla Turchia dalla centrale elettrica di Mabrouka, situata nell’area rurale settentrionale di al-Hasakah, nei pressi della città di Ras al-Ain, nella Siria Nord-orientale.

A riferirlo è il quotidiano arabo al-Arabiya, secondo cui, in cambio del ritiro dei militanti filo-turchi dall’area della centrale elettrica, adiacente ad una strada internazionale, la Russia si è impegnata a fornire energia elettrica alla città di Ras al-Ayn. In questo modo, le forze russe, oltre a quelle del regime siriano, potranno stabilirsi nell’area.  Tuttavia, nel riportare le parole del direttore, è stato specificato che tale accordo non è stato ancora attuato sino ad ora, e si prevede che sarà l’organizzazione umanitaria della Mezzaluna Rossa Siriana a supervisionare il funzionamento della centrale elettrica. Inoltre, Abdulrahman ha specificato che, sebbene si preveda che le forze filo-turche si allontanino da Mabrouka in una prima fase, queste potranno rimanere, almeno inizialmente, in una cittadina posta a circa 10 km dalla centrale.

Mabrouka, Ras al-Ain e Tell Abyad rappresentano i fulcri principali dell’offensiva lanciata da Ankara il 9 ottobre scorso per espellere dalla Siria Nord-orientale e, nello specifico, dalle zone ad Est dell’Eufrate le Syrian Democratic Forces (SDF). L’operazione, dal nome “Fonte di pace” è stata promossa dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo mira a contrastare le milizie curde, considerate da Ankara una minaccia per l’integrità territoriale del Paese, in quanto fazioni terroristiche. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre, senza, però, porre fine ai combattimenti. Il 22 ottobre, Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa sulla questione. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde da una “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

A fianco di Ankara vi sono le milizie della cosiddetta Turkish-backed Free Syrian Army (TFSA), nota anche come Esercito Nazionale Siriano. Si tratta di un gruppo militare costituitosi il 30 dicembre 2017, formato da arabi siriani e turkmeni siriani, attivi nel Nord-Est della Siria e cooptati da Ankara anche precedentemente, con l’obiettivo di contrastare la presenza curda. Nel corso degli ultimi giorni, tali milizie si sono ritirate, insieme ai propri armamenti, dall’area rurale di al-Hasakah, a seguito dell’accordo tra Russia e Turchia, così da consentire l’ingresso delle forze del regime siriano.

Non da ultimo, un’altra delle conseguenze dell’intesa raggiunta tra Erdogan e Putin è l’inizio delle operazioni di pattugliamento nell’area Nord- orientale della Siria. In particolare, queste hanno interessato una strada nota con il nome di M4, che collega i governatorati di Aleppo a Ovest e al-Hasakah ad Est, e le strade secondarie che portano alle città principali dell’area di confine. Inoltre, come risultato delle recenti intese, le aree a Sud della M4 sono sotto l’influenza russa, mentre quelle settentrionali sono sotto il controllo di Ankara.

Al di là dell’offensiva turca, la Siria è testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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