Il Venezuela invita osservatori internazionali alle elezioni del 2020

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 8:58 in America Latina Venezuela

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Il Venezuela si prepara a tenere elezioni parlamentari nel 2020 e invita la comunità internazionale a inviare osservatori per garantire la tenuta del voto e il rispetto degli standard. Lo ha affermato martedì 3 dicembre Jorge Rodríguez Gómez, vicepresidente del Paese e ministro della Comunicazione, del Turismo e  della Cultura, in visita a Madrid per partecipare alla COP25. Secondo Rodríguez, c’è un dialogo aperto con l’opposizione per lo svolgimento delle elezioni, previste dal mandato costituzionale, per il prossimo anno e tra gli accordi raggiunti c’è la creazione di una commissione per rinnovare gli organi elettorali del paese; un controllo del sistema e la revisione del registro elettorale, nonché l’invito agli osservatori internazionali. “Che le Nazioni Unite osservino, che l’Unione europea osservi, se lo desidera, che osservi la Spagna, noi siamo pronti a invitare tutti gli organismi e tutti i paesi in buona fede a inviare osservatori”.

Tale invito non si estende all’Organizzazione degli Stati americani, che, secondo Rodríguez, “non è un’organizzazione multilaterale cui partecipano i Paesi delle Americhe, ma un’organizzazione per attaccare i popoli sovrani”, come ha fatto, secondo il governo di Caracas, contro l’ex presidente della Bolivia, Evo Morales.

L’annuncio arriva in un momento di debolezza dell’opposizione venezuelana, che fatica a tener vive le mobilitazioni contro Maduro a causa della mancanza di cambiamenti concreti nella direzione del paese e delle numerose accuse di corruzione che coinvolgono i suoi esponenti.

Le ultime elezioni parlamentari in Venezuela si sono svolte nel 2015, quando l’opposizione riunita nella Mesa de Unidad Democrátican (MUD) ha vinto con oltre il 56% dei voti. Questa volta lo scenario solleva nuove domande. Dopo i colloqui tra opposizione e chavismo a Oslo nel maggio di quest’anno, per trovare una soluzione alla crisi politica ed economica che il paese sta attraversando, i possibili accordi di pace sembrano congelati. Rodríguez ha accusato il governo degli Stati Uniti di interferire nel processo di dialogo e impedire che la stabilità ritorni in Venezuela. “L’opposizione venezuelana ha portato oltre 200 punti, e abbiamo raggiunto un accordo su oltre 160 di questi, quando l’amministrazione Trump ha lanciato un ordine esecutivo che ha promosso il blocco delle coste venezuelane, il che rende molto difficile che cibo e medicine possano raggiungere il nostro Paese” – ha affermato.

Rodríguez ha sottolineato che il Venezuela sta vivendo le “ultime ore di un’avventura oscura” iniziata con l’auto-proclamazione, il 23 gennaio di quest’anno, di Juan Guaidó come presidente ad interim del paese, e il successivo riconoscimento di Guaidó da parte di oltre 50 paesi, tra cui gli USA, le principali potenze regionali e 25 stati UE su 28. Rodríguez non ha esitato a definire i paesi che hanno riconosciuto Guaidó come “vittime di un raggiro” ed ha ricordato i legami tra il leader dell’opposizione e il gruppo narco-paramilitare Los Rastrejos, operativo alla frontiera con la Colombia.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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