Tunisia: scontri e arresti nel Paese, paura di tensioni da Primavera Araba

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 18:55 in Africa Tunisia

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In Tunisia, l’esplosione di alcuni violenti scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti della regione centrale di Sidi Bouzid ha provocato l’arresto di almeno 11 persone. È quanto ha riferito, martedì 3 dicembre, il Ministero dell’Interno tunisino, specificando che le contestazioni hanno avuto inizio qualche giorno fa, tra sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre. In particolare, il movente che ha innescato le proteste è stato il gesto di un ragazzo tunisino, Abdelwaheb Hablani, di 25 anni, che si è dato fuoco nel centro della città di Jelma, venerdì 29 novembre. Il giovane è morto poco dopo in ospedale ma l’incidente, che ha ricordato il sacrificio di Mohammed Bouazizi, l’uomo simbolo delle Primavere Arabe del 2011, ha dato il via a una spirale di ribellione popolare che rischia di sconvolgere tutto il Paese.

Khaled Hayouni, portavoce del Ministero dell’Interno, ha riferito che nei giorni scorsi i residenti della regione di Sidi Bouzid hanno bloccato le strade e attaccato la polizia. I manifestanti chiedono principalmente che le autorità affrontino il problema della povertà e delle misere condizioni di vita degli abitanti dell’area. “Giovani tra gli 11 e i 18 anni hanno attaccato gli agenti di sicurezza durante la notte tra sabato e domenica gettando pietre contro di loro e ferendone 20”, ha dichiarato Hayouni. Le forze governative, da parte loro, avrebbero utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti. “La situazione qui è molto difficile. La polizia sta mostrando il suo braccio duro e ha sparso gas lacrimogeno ovunque”, ha riferito un residente locale, Bilel Harzali, all’agenzia di stampa Reuters. “La scena fa tornare in mente i giorni della rivoluzione. Le persone sono furiose a causa della mancanza di sviluppo e della dura reazione militare”, ha aggiunto l’uomo.

Il Forum tunisino per i diritti economici e sociali ha espresso “grande preoccupazione per la situazione di tensione sociale a Jelma”. Secondo l’organizzazione non governativa, tali proteste mostrano il fallimento dei governi che si sono succeduti al potere nel fornire soluzioni concrete alla disoccupazione e alla mancanza di sviluppo. “Ignorare le richieste della società e ricorrere all’uso della violenza aumenta l’insicurezza”, ha affermato la ONG, esortando “un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali del paese”.

Al secondo turno delle elezioni presidenziali tunisine, svoltosi il 13 ottobre, Kais Saied, candidato indipendente e conservatore, è stato nominato nuovo presidente del Paese. Poco prima, il 6 ottobre, si erano tenute le elezioni parlamentari ed Ennahda, storico partito di centro-destra, di orientamento islamista moderato, era risultato il principale vincitore. Tuttavia, il partito ha ottenuto solo 52 dei 217 seggi complessivi e, considerando le forti disparità interne, formare un nuovo esecutivo per la Tunisia non si sta dimostrando una missione semplice. Al momento, il Paese ha ancora un governo provvisorio, guidato da Youssef Chahed. Ennahda è chiamato a designare un proprio candidato come primo ministro entro il 15 novembre, e, se non riuscirà a formare un governo in 2 mesi, il presidente neoeletto potrà trasferire il mandato ad un altro partito. Se la fase di stasi perseguirà, verranno indette nuove elezioni.

Ennahda, considerato negli ultimi anni il maggiore partito politico tunisino, nonché quello che tuttora gode di più ampia popolarità a livello nazionale, si è trovato all’interno di numerose coalizioni di governo a partire dalla rivoluzione che, nel 2011, ha portato la democrazia nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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