Scontro USA-Cina sugli Uiguri nello Xinjiang

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 9:18 in Cina USA e Canada

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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che richiede all’amministrazione Trump di rafforzare la propria risposta alla crisi degli Uiguri in Xinjiang, dove più di un milione di persone sono detenute in campi di “rieducazione”. La Cina ha risposto con rabbia a quella che considera un’ulteriore ingerenza. 

La misura prende il nome di “Uighur Act 2019” ed è stata approvata il 3 dicembre con 407 voti a favore e 1 contrario. Il disegno di legge deve ancora essere approvato dal Senato prima di essere inviato al presidente, Donald Trump. La Casa Bianca non ha ancora riferito se Trump ha intenzione di sottoscrivere la norma o porre il veto. L’Uighur Act 2019 è una versione prevede che il presidente degli Stati Uniti condanni gli abusi contro i musulmani in Cina e richieda la chiusura dei campi nella regione dell’estremo occidente del Paese. Tale misura, tuttavia, rischia di minare il raggiungimento di un accordo con Pechino per porre fine alla guerra commerciale.

Il giorno successivo all’approvazione della misura, il 4 dicembre, il Ministero degli Esteri cinese ha condannato con forza la decisione degli Stati Uniti, sostenendo che il disegno di legge “mette impudentemente a repentaglio gli sforzi della Cina per eliminare e combattere l’estremismo”. “Esortiamo gli Stati Uniti a correggere immediatamente il proprio errore, a impedire che la suddetta proposta di legge sullo Xinjiang diventi legge e a smettere di usare lo Xinjiang come mezzo per interferire negli affari interni della Cina”, si legge nella nota, attribuita alla portavoce del Ministero, Hua Chunying.

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang. Sin dagli anni ’90, i membri di tale etnia avevano avviato attività indipendentiste, che sono state duramente represse dalla Repubblica Popolare Cinese. Pechino ha attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni di vario genere contro la popolazione. Migliaia di Uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang. In tali struttire, la Cina è accusata di aperte violazioni dei diritti umani, in particolare di torture ai danni dei detenuti. Pechino, da parte sua, respinge tutte le accuse. Le autorità cinesi, da parte loro, sostengono che gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli Uiguri sono colpevoli di organizzare attacchi terroristici contro la popolazione cinese Han che vive nella restante parte dello Xinjiang e in altre parti della Cina.

Il disegno di legge per gli Uiguri arriva poco dopo l’approvazione del “Hong Kong Human Rights and Democracy Act”. Tale misura è stata approvata da Trump il 27 novembre e richiede al Dipartimento di Stato USA di certificare, almeno una volta l’anno, che Hong Kong abbia un livello sufficiente di autonomia e prevede sanzioni contro i funzionari responsabili delle violazioni dei diritti umani. Anche questa decisione aveva fatto infuriare la Cina. Al momento dell’approvazione del disegno di legge in Senato, il quotidiano cinese di Stato, “People’s Daily”, aveva descritto la misura come “un pezzo di carta straccia” e l’aveva definita una “grave provocazione contro l’intero popolo cinese” in un editoriale, pubblicato il 21 novembre. Il giorno dopo l’approvazione alla Camera della proposta di legge sugli Uiguri, la reazione cinese è stata altrettanto forte. “Questa decisione è vista come una serie continua di attacchi mirati non tanto a liberare nessuno né a tutelare i diritti umani, ma a esercitare pressioni sulla Cina in merito ai negoziati commerciali”, ha dichiarato ad Al Jazeera l’analista politico di Pechino e il consigliere del governo, Einar Tangen. “Se guardi sotto queste misure, se guardi al fatto che sono misure bi-partisan, sembra che l’unica cosa su cui i polici di Washington possano essere d’accordo sia che la Cina è, in qualche modo, un impero malvagio”, ha aggiunto. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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