Il popolo iracheno contro l’ingerenza iraniana, continuano le proteste nella capitale

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 9:05 in Iran Iraq

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Nella cornice della forte mobilitazione popolare che caratterizza l’Iraq dal 1° ottobre scorso, la popolazione irachena ha nuovamente mostrato la propria indignazione verso l’ingerenza di Teheran negli affari interni del Paese, appiccando il fuoco al consolato iraniano di Najaf, città situata a circa 160 km a Sud di Baghdad.

L’episodio, verificatosi nella notte tra il 3 e il 4 dicembre, è il terzo di tale tipo dall’inizio delle proteste, e ha portato all’incendio dell’ingresso del consolato. Parallelamente, anche la capitale Baghdad continua ad assistere a movimenti di protesta. Nello specifico, il popolo iracheno si è detto determinato ad esercitare pressione sul governo affinché trovi un’alternativa al primo ministro, Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre scorso.

Il presidente del Consiglio dei Rappresentanti dell’Iraq, Mohamed al-Halbousi, nella sera del 3 dicembre, ha esortato il capo di Stato, Barham Salih, a nominare un nuovo candidato alla presidenza del Consiglio entro 15 giorni, dopo che, ai sensi dell’articolo 76 della costituzione, sono state accettate le dimissioni del primo ministro precedentemente in carica.

In tale quadro, diverse fonti hanno confermato che sia Hezbollah sia il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, un organo militare iraniano, stanno provando ad entrare nella scena politica irachena e nella formazione del nuovo esecutivo. Nello specifico, una fonte irachena vicina ai circoli decisionali di Baghdad, ha riferito che il comandante del suddetto Corpo, Qassem Soleimani, e il funzionario di Hezbollah responsabile del fascicolo iracheno, Mohammad Kawtharani, stanno cercando di proporre un proprio candidato che succeda al premier uscente. A detta della fonte, Soleimani si trova attualmente a Baghdad per sollecitare la nomina di una delle personalità ad egli vicine mentre Kawtharani sta anch’egli cercando di persuadere le forze politiche sciite e sunnite a proseguire verso una direzione favorevole per l’Iran.

La questione ha suscitato la rabbia degli abitanti della capitale e di altre città irachene, i quali sostengono che l’Iran stia svolgendo un ruolo da non sottovalutare nella politica irachena. Anche gli Stati Uniti hanno criticato la visita di Soleimani in Iraq. Questa, a detta di Washington, dimostrerebbe che Teheran sta cercando di “sfruttare” un Paese vicino per i propri interessi, interferendo negli affari interni dell’Iraq.

Il popolo iracheno è sceso in piazza il 1° ottobre scorso per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate.

Secondo l’ultimo bilancio riportato nel resoconto di al-Jazeera, sono stati circa 420 i morti causati dalla violenta ondata di proteste, spingendo la Magistratura ad intervenire per portare davanti alla giustizia i responsabili delle operazioni di repressione, che hanno visto altresì l’impiego di proiettili vivi e gas lacrimogeni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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