Libia: respinto un attacco di Haftar, l’Onu contro le ingerenze esterne

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 14:36 in Africa Libia

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Il comandante sul campo a capo dell’operazione Vulcano di Rabbia, Nasser al-Omar, ha affermato che le forze dell’esercito tripolino sono riuscite a frenare un attacco dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) condotto, il 3 dicembre, presso uno dei fronti di combattimento nel Sud di Tripoli.

In particolare, secondo quanto riferito nella giornata del 4 dicembre al quotidiano Libya al-Ahrar, le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno lanciato colpi di obice, un’arma da fuoco di artiglieria, e proiettili di mortaio verso le aree di Al-Yarmouk e Ain Zara, situate a Sud della capitale. L’obiettivo di Haftar è avanzare verso Tripoli, passando per tali assi. Tuttavia, a detta di al-Omar, l’offensiva del 3 dicembre non ha portato a grandi risultati.

Dal canto loro, anche le forze tripoline hanno colpito diverse postazioni dei gruppi armati di Haftar, impiegando artiglieria pesante. La controffensiva, verificatasi sempre il 3 dicembre, ha portato le forze tripoline a prendere il controllo di 3 veicoli armati appartenenti alla fazione opposta. Secondo quanto riferito dal comandante della sala operativa, il generale Ahmed Abusahma, le forze dell’operazione Vulcano di Rabbia hanno ucciso più di 15 membri delle milizie di Haftar, tra cui mercenari delle milizie Janjaweed, mentre questi cercavano di progrediure verso l’asse di al-Khalatat.

Il portavoce dell’esercito del governo tripolino, Mohammad Qanunu, aveva precedentemente riferito, il 1° dicembre, che le proprie forze erano riuscite a distruggere una sala operativa utilizzata da gruppi armati di diverse nazionalità, situata a Qaser Bin Ghashir, oltre ad armamenti e veicoli, anche di provenienza emiratina. Inoltre, secondo quanto riferito, negli ultimi giorni le forze di Tripoli sono riuscite a riconquistare un campo di transito nel Sud di Tripoli.

Nel frattempo, il 2 dicembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha espresso, in un comunicato, la propria preoccupazione per la recente escalation di violenza in Libia, sottolineando la necessità di una cessazione delle ostilità e dell’impegno per un cessate il fuoco da parte di tutte le parti coinvolte. Lo stato di preoccupazione deriva, in particolare, dall’aumento del numero dei mercenari stranieri partecipanti al conflitto e dalle continue violazioni all’embargo sulle armi precedentemente imposto.

Per tale motivo, i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza sono stati esortati a rispettare tutte le risoluzioni, a non interferire nel conflitto e a non prendere misure che possano peggiorare ulteriormente la situazione. Non da ultimo, è stato evidenziato come la mancanza di consenso e accordo a livello internazionale renda ancora instabile e incerto il cammino verso la soluzione politica al conflitto in Libia, come dimostrato anche dal fallimento di emettere risoluzioni che pongano una tregua soprattutto a Tripoli.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, l’operazione “Dignità”, volta a prendere il controllo della capitale. A questa ha fatto seguito l’operazione “Vulcano di Rabbia” da parte di Tripoli, il 7 aprile. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura della capitale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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