Libano: stabilita la data per le consultazioni

Pubblicato il 4 dicembre 2019 alle 16:58 in Libano Medio Oriente

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Dopo più di un mese dalle dimissioni del primo ministro libanese, Saad Hariri, del 29 ottobre, la presidenza della Repubblica, nella sera del 4 dicembre, ha stabilito che il 9 dicembre prossimo avranno inizio le consultazioni volte a definire un nuovo premier per il Libano.

Una volta completate le consultazioni, il capo di Stato, Michel Aoun, dovrà designare colui che avrà l’incarico di presentare un nuovo esecutivo per Beirut. Questo dovrà aver ottenuto la maggioranza dei voti da parte dei 128 membri del Parlamento e dovrà trattarsi di un musulmano sunnita, ai sensi del sistema politico confessionale vigente nel Paese.

Precedentemente all’annuncio della data delle prossime consultazioni, il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, aveva dichiarato, nel corso di un incontro con la propria alleanza parlamentare, che la situazione relativa alla definizione del futuro esecutivo era positiva, in quanto i diversi attori del panorama politico libanese avevano mostrato il desiderio di trovare un compromesso per giungere ad un accordo.

Una delle figure maggiormente favorite, anche dal premier uscente Hariri, è Samir Khatib, descritto da alcuni come una figura neutrale e non politica, nonché un uomo d’affari di successo, il cui nome non è connesso ad alcun caso di corruzione. Khatib rappresenterebbe, dunque, il candidato perfetto per il Libano, in grado di rispondere alle richieste della popolazione. Secondo quanto trapelato da alcune fonti vicine alla presidenza, nella sera del 3 dicembre, Khatib è in contatto con alcune forze politiche per comprendere le loro richieste. Le medesime fonti hanno altresì rivelato che il futuro governo potrebbe essere di tipo tecnocratico e includere tra i 18 ed i 24 membri, e 4 o 6 di loro saranno ministri senza portafoglio.

Nel frattempo, la popolazione libanese continua ad ostacolare le strade del Paese, costringendo le forze di sicurezza e dell’esercito ad agire per prevenire un’eventuale escalation. Il nuovo motivo di contestazione popolare sta nel rifiuto di un governo formato secondo i principi del sistema precedente, basato su quote, e che, pertanto, rischia di riprodurre un medesimo tipo di potere nemico, contrario agli interessi del popolo libanese. Quest’ultimo ritiene, inoltre, che, al momento, le autorità al potere stanno cercando di corrompere l’intera popolazione, illudendola di una partecipazione nel futuro esecutivo.

Le proteste in Libano sono scoppiate il 17 ottobre scorso. I manifestanti libanesi hanno da sempre richiesto le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Inoltre, è stata proposta la formazione di un governo tecnocratico, formato da esperti in grado di attuare le riforme di cui necessita il Paese.

La causa diretta che ha portato migliaia di cittadini libanesi a scendere in piazza è un piano governativo che prevede l’imposizione di una nuova tassa, dal valore di circa 20 centesimi di dollari USA, relativa all’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp. Sebbene alcuni abbiano definito l’ondata di proteste “La rivoluzione di WhatsApp”, si tratta di un punto di svolta dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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